Sabato 10 Dicembre

Euro2016 – Ungheria, il miracolo di Gera: “mi drogavo e volevo essere un boss. Poi entrai in Chiesa…”

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Nella favola Ungheria a Euro2016, spicca il ‘miracolo’ di Zoltan Gera: una carriera quasi buttava, tra fumo e droga, poi l’ingresso in Chiesa e la svolta della carriera

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Ungheria, che storia Gera – Una favola nella favola. Nell’Ungheria volata a sorpresa agli ottavi di finale di Euro2016, c’è un protagonista che rende il racconto ancora più avvincente e interessante, uno di quelli per i quali non si chiuderebbe mai il libro ma lo si leggerebbe tutto d’un fiato per conoscere il prima possibile il finale. Parliamo di Zoltan Gera, numero dieci della Nazionale ungherese. Cosa ha di cosi particolare il talento 37enne del Ferencváros? Nulla di speciale, tranne che… “Da piccolo bevevo, fumavo, mi drogavo. Ero sempre al casinò: non ci sarei potuto entrare fino ai 18 però, passando da una piccola porta, entravo. Volevo diventare un criminale, un padrino, uno temuto da tutti, che deruba e fa sempre risse”.

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Ungheria, che storia Gera –Ho iniziato a saltare gli allenamenti. Abbiamo formato – confessa lo stesso Gera in una lunga intervista concessa alla Gazzetta dello Sport –  una gang che rompeva le finestre per il gusto di farlo. Per 4-5 anni ho lasciato il calcio e i dottori mi dicevano che non sarei mai arrivato ad alto livello. Troppo alcol, troppe sostanze illegali. Ero troppo magro, per tutte le cose che avevo fatto. Sono fortunato a non essere in prigione o, peggio, morto. Mi sono quasi suicidato, letteralmente”.

LaPresse/Xinhua

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Ungheria, che storia Gera – Poi, la svolta improvvisa. “Mio padre – prosegue Gera – mi ha portato in chiesa. Ero scioccato dal vedere le persone che sorridevano e cantavano. Sulla strada per casa ho chiesto a papà perché erano contenti. Mi ha detto che avvertivano la presenza di Dio e io mi sono sentito bene. Un giorno, tornando da una partita, ho cominciato a pregare, che potessi diventare un calciatore vero”.