Sabato 10 Dicembre

Doping, Schwazer “positivo”? Troppe stranezze nel test dell’IAAF, anomalie clamorose su un controllo poco chiaro

LaPresse/Xinhua

Doping, focus sul caso Schwazer: vogliamo riflettere prima di esprimere sentenze e giudizi

Sorpresa e stupore, misteri e tante incognite: Alex Schwazer l’ha fatto di nuovo, il marciatore italiano è risultato positivo ad un test antidoping.

Alt, fermi tutti! Blocchiamo il disco e giù il tasto rewind, c’è una storia da raccontare e da analizzare prima di puntare il dito contro uno dei pochi atleti capaci di dare lustro, dal punto di vista sportivo, all’atletica italiana.

LaPresse/Daniele Montigiani

LaPresse/Daniele Montigiani

Poco più di quattro anni fa l’incubo doping, la positività e la squalifica, la salita che si apre davanti a lui e la feroce critica che prova ad azzannarlo ad ogni passo falso. Il percorso è lungo e difficile, Alex Schwazer si riprende la maglia azzurra e, ai Mondiali di Roma dello scorso maggio, si prende inaspettatamente il titolo iridato. Dubbi, torbide illazioni e numerose accuse si mischiano al giubilo dei suoi fans, fieri di aver sostenuto un atleta capace di dimostrare al mondo che, dal buio, si può tornare a riveder la luce. E adesso proiettato con entusiasmo alla corsa Olimpica.

Oggi, però, ecco l’ennesimo scandalo, proprio a ridosso delle Olimpiadi di Rio 2016. Un controllo antidoping dell’1 gennaio 2016 lo inchioda, ma sono troppi i lati oscuri che devono essere chiariti. A partire dalla questione più eclatante, com’è possibile che due test effettuati sulla stessa provetta diano esiti differenti? Già a gennaio era arrivato il responso su quella provetta: esito negativo.  Schwazer era ok. Adesso arriva la positività (sulla stessa provetta!), per giunta con un livello di testosterone undici volte superiore al limite consentito. Eppure da gennaio ad oggi Schwazer ha subito altri 15 controlli antidoping (quasi uno a settimana, neanche un boss in prigione viene controllato così tanto). Ed è risultato a tutti negativo. Si tratta di negligenza, oppure c’è sotto qualcos’altro che potrebbe far pensare a una presunta manipolazione?

Atletica, Mondiale di marcia a RomaDel resto non sono nuovi i casi di insabbiamento di test, come si evince dallo scandalo russo, che ha obbligato il Cio ad escludere la Federazione caucasica da Rio 2016. E se anche Schwazer fosse caduto in questa trappola? Nessuna diretta allusione a complotti o complicate teorie, ma il dubbio sorge spontaneo nel momento in cui Schwazer risulti negativo a 15 controlli antidoping successivi da gennaio ad oggi, ma la provetta ad essere rianalizzata sia quella del 1° gennaio, prima certificata con esito “negativo” e, poi, soltanto oggi, dopo quasi 7 mesi, a ridosso delle Olimpiadi, addirittura decisiva per incastrarlo.

No, noi oggi non vogliamo risposte da Schwazer. Deve essere prima di tutto la IAAF a fare chiarezza, a spiegare nei minimi dettagli com’è possibile che la positività emerga oggi su una provetta già esaminata con “esito negativo” quasi 7 mesi fa. Deve essere la IAAF a fare luce sui punti oscuri di questo nuovo “caso” che fa male allo sport italiano, per difendere la propria credibilità. Sarebbe troppo facile adesso puntare il dito contro Schwazer, nel mirino della critica e dei suoi colleghi, pronti a sparare sulla croce rossa alla prima occasione utile!

LaPresse/Vincenzo Livieri

LaPresse/Vincenzo Livieri

Soltanto quanto tutto sarà chiaro, si potranno prendere delle posizioni forti. E noi intanto, oggi, stiamo dalla parte di chi viene accusato delle cose peggiori ma con un minimo di spirito critico sui fatti si può capire che potrebbe essere semplicemente l’ennesima vittima di un sistema torbido, che già nel ciclismo (da Pantani a Di Luca) ci ha consegnato uno spaccato del doping non solo come strumento (vile) utilizzato da alcuni atleti, che vanno assolutamente condannati, ma anche come strumento politico di manipolazione da parte delle federazioni che riescono a sotterrare un corridore e proteggerne un altro, a proprio piacimento. E questo non ci può star bene, perchè è forse anche peggio del doping in sè.