Sabato 10 Dicembre

Da Gresko alla Champions, 21 anni sulle montagne nerazzurre: Moratti-Inter, la fine di un’era

FRANCK FAUGERE

Dopo ventuno anni all’interno della società nerazzurra, Massimo Moratti saluta il grande amore Inter: ripercorriamo i momenti più significativi della sua presidenza

Jonathan Moscrop

Jonathan Moscrop

Moratti-Inter, 21 anni di passione – Oltre 21 anni di vittorie e sconfitte, di esaltanti rimonte e roboanti cadute. Di dimissioni, rabbia, passione, lacrime, gioia. Di Helsingborgs, Gresko e 5 maggio, così come di scudetti e notte magica di Madrid. Di acquisti costosissimi, di cessioni sbagliate e contestazioni, ma anche di Zanetti, Ronaldo e Mourinho. Fino al primo passo indietro con la cessione della maggioranza a Thohir e, oggi, la definitiva uscita di scena a favore della Suning. Oggi finisce un’era. Un’era iniziata il 25 febbraio del 1995, quando l’allora 50enne petroliere originario di Bosco Chiesanuova decide che è il momento di acquistare da Ernesto Pellegrini l’amore di famiglia: l’Inter. Quella squadra che papà Angelo portò sul tetto del mondo con il mago Herrera e Italo Allodi, grazie a Mazzola, Corso, Picchi e Facchetti, in una parentesi da grandissima del calcio mondiale dal 1955 al 1968. L’entusiasmo, strabordante, di Massimo Moratti e dei tifosi cozza però con i primi anni di presidenza, i più difficili: nonostante gli ingenti sforzi economici, arriva soltanto una Coppa Uefa. Nel 1997/98 contro la Lazio a Parigi. Era l’Inter di Ronaldo, con Gigi Simoni in panchina, e delle furenti polemiche arbitrali con la Juventus di Luciano Moggi.

LaPresse/Spada

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Moratti-Inter, 21 anni di passione – Nei primi sette anni 500 milioni di euro spesi. Arrivano grandi giocatori. Oltre al già citato Ronaldo, preso dal Barcellona e all’epoca il più forte giocatore al mondo, ecco lo sconosciuto Zanetti – uno che continua a fare la storia del club nerazzurro ma che alla Pinetina era arrivato come ‘ruota di scorta’ del piu’ blasonato, ma ‘desaparecido’ Rambert, primo acquisto di Moratti – poi Ince, Djorkaeff, Recoba (indimenticato amore del presidente, il Chino, vittima dei suoi alti e bassi), Robi Baggio, Zamorano, Vieri. Con loro anche acquisti sbagliati, sbagliatissimi. Come Caio, Rambert, Vampeta, Farinos e altra gente che è passata in fretta nel dimenticatoio.  Categoria a parte quella in cui figura Gresko: onesto terzino sinistro, ma il simbolo del 5 maggio è soprattutto lui, assieme alle lacrime di Ronaldo in panchina. Senza dimenticare le cessioni per certi versi incomprensibili dei vari Pirlo, Seedorf, soprattutto Roberto Carlos, con la fascia sinistra ereditata da Pistone e, successivamente, a una lunga serie di oggetti misteriosi, tra cui Gilberto, l’amico di Ronaldo bravo sì, ma nel calcio a 5.

LaPresse/Massimo Paolone

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Moratti-Inter, 21 anni di passione – Tanti soldi sul mercato, pochissime soddisfazioni. E una valanga di allenatori cambiati. Ben 11, in 9 anni. Prima dell’arrivo di Roberto Mancini, che riporterà il sorriso alla Pinetina e soprattutto scudetti. Complice  anche lo scandalo di calcio poli nel 2006 , l’Inter comincia a vivere la parentesi più felice dell’era Moratti: viene interrotto il digiuno di scudetti che durava dal 1989, quello dei record di Trapattoni. Tra il 2004 (nel gennaio si dimetterà per la seconda volta dopo la sconfitta casalinga con l’Empoli) e il 2008 arrivano tre tricolori, due successi in Coppa Italia e due in Supercoppa. Ma anche grandi campioni: da Ibrahimovic a Vieira, da Crespo a Maicon, da Cambiasso a Samuel. Nel settembre del 2006 muore Facchetti, Moratti torna presidente.

Foto LaPresse - Spada

Foto LaPresse – Spada

Moratti-Inter, 21 anni di passione  – Manca la Champions League. E allora Moratti, dopo l’eliminazione con il Liverpool e l’annuncio – poi ritirato – di dimissioni da parte di Mancini, decide di affidarsi a José Mourinho, tecnico numero 13 della sua gestione. E’ l’apice del Moratti-bis. Il tecnico portoghese, che perde Ibrahimovic dopo il primo anno, ma ‘acquista’ Sneijder, Thiago Motta, Eto’o, Milito e Lucio, vince due scudetti, una Supercoppa e centra il Triplete nel 2010, aggiungendo al titolo nazionale anche la Coppa Italia e la Champions League, vinta contro il Bayern Monaco, dopo 45 anni. Moratti quella sera, il 22 maggio del 2010, raggiunge quello che aveva sempre desiderato. Da tifoso e soprattutto da numero 1 del club. Il triste addio di Mourinho apre la breve parentesi di Rafa Benitez. Il tecnico spagnolo vince la Supercoppa e il Mondiale per Club, però i risultati non brillanti in campionato e in Champions League, ma soprattutto il cattivo rapporto con lo spogliatoio ancora legatissimo allo Special One e ‘sazio’ di successi, portano Moratti a cambiare presto idea su di lui.

LaPresse/De Grandis

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Moratti-Inter, 21 anni di passione – Nel frattempo le voci sull’interesse del magnate indonesiano Erick Thohir si amplificano sempre più, Moratti prova a resistere ma l’occasione e’ troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire: in 18 anni e mezzo di presidenza, il numero 1 della Saras ha speso quasi 1,5 miliardi di euro. Fuori dal campo, Moratti fonda l’Inter Campus: 25 programmi in tutto il mondo utilizzando il calcio e il marchio Inter come strumento educativo per restituire a 10.000 bambini bisognosi tra gli 6 e i 13 anni il diritto al gioco. Ma deve anche difendersi dalle accuse relative ai presunti pedinamenti a Vieri mentre, nel luglio del 2011, dopo la pubblicazione delle intercettazioni inedite correlate a Calciopoli, viene coinvolto dal procuratore federale Stefano Palazzi che però non può procedere in quanto il reato (violazione dell’articolo 1 del Codice di Giustizia sportiva) risulta prescritto. E a 18 anni dal suo arrivo, Moratti cede la maggioranza. Per amore dell’Inter, per rilanciarla, e un po’ per stanchezza, lascia a Thohir. Un segno dei tempi. La convivenza col magnate indonesiano, fra alti e bassi, dura tre anni, lungo i quali l’Inter non riesce a tornare all’antico splendore. Ci proveranno i cinesi ai quali Moratti cede anche le sue ultime quote, mettendo fine a un’era lunga 21 anni intensi, difficili e vincenti. Soprattutto, mai banali.