Sabato 3 Dicembre

Colpo di spugna all’italiana

LAPRESSE

Un caso che non dimenticheremo. Perché abbiamo amato, e amiamo, Marco Pantani

Ciao Marco, come va? Come stai, lassù, sospeso fra le salite che amavi e la quasi natale Cesenatico? Come passi il tuo tempo, adesso? Ogni volta che ti pensiamo ti immaginiamo intento ad aggiustare la posizione della sella, a controllare e verificare quei millimetri in più o in meno che poi, alla fine, facevano la differenza in gara, insieme al tuo cuore. E alla tua rabbia, spesso celata sotto un manto di voglia di vincere.

LaPresse

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Ciao Marco, ti scriviamo, oggi, perché lo sappiamo che sei arrabbiato, con noi di quaggiù. Dicono che è tutto da archiviare. Che a San Valentino, quel San Valentino, nulla di strano è successo, niente di così importante da far aprire un’inchiesta bis. Tu non ti crucciare. Ti raccontiamo una storia tutta italiana, per farti capire meglio. Così magari capisci che non è “contro di te”, è proprio un modo di fare italiano, quello di cui sei stato vittima.

Il 27 giugno 1980 (36 anni fa!) un aereo di linea Douglas DC-9 della compagnia italiana Itavia decolla dall’aeroporto di Bologna in direzione Palermo. Improvvisamente scompare dai radar. Sono le ore 21 circa. Le immagini che seguono la scomparsa sono ricolme di mare e di cadaveri che sembrano volare, sospesi, sull’acqua della superficie. La verità, su Ustica (così si chiamò “il caso”) e su quel volo, non fu mai detta. Mai. Esplosione. Scoppio. Bomba. Missile. La verità, su Ustica, gli italiani, la sanno.

Pantani (4) La conoscono. Così come conoscono la verità su di te, Marco, su quel Giro, sulle scommesse e su tutto il resto. A Bologna, al Museo della Memoria di Ustica, sono ancora visibili i mille pezzi dell’Itavia, ricomposti in forma di aereo. Fanno impressione. Perché ricordano. Noi di quaggiù, Marco, ti promettiamo che non dimenticheremo. Perché sappiamo. Conosciamo. E ricorderemo.