Mercoledi 7 Dicembre

Basta fango su Schwazer, non toccate Alex: è semplicemente il più forte e merita le Olimpiadi

LaPresse/Claudia Fornari

Continua a tenere banco il caso Schwazer, l’ipotesi radiazione prende sempre più consistenza ma prima di tutto esigiamo chiarezza

Il ciel sereno e poi il fulmine, un altro, l’ennesimo di una carriera che di normale e tranquillo non ha proprio nulla. I days after di Alex Schwazer scorrono lenti e inesorabili, le accuse e le maldicenze di accavallano, la possibilità di volare a Rio si assottigliano sempre di più, mentre prende consistenza l’ipotesi di radiazione.

LaPresse/Xinhua

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Il 28 giugno, Schwazer sarà sospeso come da prassi e il 5 luglio verranno svolte le controanalisi a Colonia con l’obiettivo di capire di più su questa torbida vicenda. Se la positività sarà confermata, comincerà il solito percorso: istruttoria della procura antidoping del Coni, eventuale deferimento e processo al Tna, dove Schwazer rischierebbe la squalifica a vita come recidivo (lo stesso destino già capitato a Danilo Di Luca). L’11 luglio scadono i termini per le iscrizioni olimpiche, motivo per il quale si fa sempre più improbabile la presenza del marciatore italiano a Rio 2016. Questi sono i fatti, quelli concreti, quelli reali: ma cosa si nasconde dietro a tutto questo? Le nostre domande continuano a non trovare risposta, gli interrogativi sorti dopo tutte queste anomalie che lasciano a bocca aperta sia per la sorprendente tempestività, a poche settimane dai Giochi Olimpici, di questa batosta, sia per la curiosa scelta di analizzare una provetta di cinque mesi prima, di un corridore che è certificato essere adesso pulito.

Giorgio Perottino / LaPresse

Giorgio Perottino / LaPresse

Perché ci hanno fatto gareggiare a La Coruna, se Schwazer era positivo non doveva partecipare. Cosa è stato fatto dal 13 maggio fino al 21 giugno?” si chiede l’allenatore Sandro Donati, scioccato e turbato al pari del campione altoatesino. Una storia inquinata da episodi poco chiari, controlli antidoping misteriosi e analisi che, a distanza di 5 mesi consegnano risultati completamente contrastanti tra di loro. Come da buon costume italiano, si punta il dito senza ancora conoscere a fondo la situazione. Anche un certo Marco Pantani venne additato come dopato, pur senza conoscere a fondo una situazione che, a distanza di tanti anni, comincia a diventare chiara e, al tempo stesso, davvero inquietante. Non vorremmo che Schwazer diventasse adesso l’ennesima vittima di un sistema malato e parziale, che potrebbe rovinare per sempre un altro campione italiano. Alex è semplicemente il più forte, e merita di andare a Rio. Piuttosto da parte della Federazione serve chiarezza, perchè il doping e l’antidoping non possono diventare lo strumento per “promuovere” uno o “eliminare” un altro. E’ questa l’unica, vera, grande vergogna di questa brutta storia.