Sabato 10 Dicembre

Baku, Azerbaigian, Europa: è davvero tutto possibile?

Fino a che punto la Formula 1 può dire che Baku è l’Europa? E la nostra storia? E il rispetto dovuto all’Europa?

Quando siamo stati per la prima volta a Baku, capitale dell’Azerbaigian, il viaggio fu qualcosa di epico, d’altri tempi. L’aereo atterrò controvento in una notte di tregenda. Ringraziammo il cielo per essere vivi, e appena sbarcati ci scontrammo con un muro nero. Baku, nel 2000, era una delle città più buie che avessimo mai visto. Anzi, non visto, data l’oscurità totale in cui regnava la capitale azera. Il ricordo di Baku è legato ad alcuni episodi che si posizionano fra il medievale e l’unione delle repubbliche socialiste. Alcuni esempi? Il pagamento del nostro lavoro fu effettuato con alcuni sacchetti di plastica contenenti caviale; in un tratto di mare nascosto agli occhi dei cittadini erano posizionate navi militari alla fonda recanti la scritta CCCP e forse qualche dimenticato siluro in pancia; in una zona che assomigliava all’inferno migliaia e migliaia di piccoli pozzi petroliferi estraevano perennemente oro nero dalle viscere della terra, producendo un sinistro tintinnio che aggiungeva paura alle pre-esistenti paure. Oggi, Giugno dell’anno 2016, veniamo a scoprire che Baku è in Europa. Grande sorpresa geografica! E anche politica, lasciatecelo dire. Ma davvero la Formula 1 si può permettere di rimodellare l’Europa a proprio piacimento? Noi siamo l’Europa, Baku no. Qualcuno può per favore alzarsi e gridarlo a chi di dovere?