Sabato 10 Dicembre

Boxe – Ripercorriamo la leggenda: Ali e il “Phantom punch”, il colpo che stordì l’America

Dalla Columbia all’olimpo della boxe: “il phantom punch” e la rumble in the jungle, la storia di Ali, il gigante venuto dal Kentucky

Fly like a butterfly and sting like a bee! Tutta l’essenza di Muhammad Ali è racchiusa in questo breve inciso che fonde la leggiadria e la potenza di uno dei migliori pugili della storia. La tecnica abbinata allo stile, la velocità abbinata alla precisione e la forza abbinata al controllo. C’è tutto questo in Cassius Marcellus Clay Jr, nome poi cambiato in Muhammad Ali dopo la sua conversione all’Islam, un boxeur scoperto per caso da un poliziotto attento ad osservare quel ragazzino statunitense che inveiva contro dei piccoli ladruncoli di biciclette.

Cassius_Clay_-_Olimpiadi_di_RomaLa palestra Columbia accoglie un piccolo Clay ancora imberbe ma pronto a tutto per diventare il campione dei pesi massimi, il suo sogno nel cassetto. Ci dà dentro fin dai primi anni, e alle Olimpiadi di Roma del 1960 quel cassetto è già pronto ad aprirlo: medaglia d’oro e titolo dei mediomassimi in tasca. L’anno successivo diventa professionista e si mette alla caccia della corona di Sonny Liston, l’unica per cui da piccolo si era messo i guantoni. L’incontro va in scena nel 1964, è un monologo del pugile venuto dal Kentucky che alla settima ripresa si prende il titolo dei pesi massimi. 24 ore dopo aver raggiunto la cima del successo, Clay si converte all’Islam e diventa, per la storia, Muhammad Ali!

sonny-liston-Liston non si arrende e lancia la rivincita, ma le più grandi sedi pugilistiche americane e Las Vegas rifiutano di ospitare il match. Si va allora a Lewinston nel Maine che diventerà la sede di un combattimento storico. Storico per la durata dell’incontro, 60 secondi e Liston va a terra colpito da quello che diventerà “the Phantom punch”, il pugno fantasma. Ali, convinto di non aver sferrato un colpo così letale, intima all’avversario di rimettersi in piedi ma Liston non dà segni di ripresa. I rallenty dimostreranno che il pugno di Ali, così repentino da apparire invisibile, colpì la tempia di Liston mandandolo al tappeto. “Voglio bene a Sonny – racconta Ali nel 2004 – era un brav’uomo. Non so bene quanto fosse buono il colpo, sebbene io abbia sentito il contatto. Se avesse voluto fingere un KO, non l’avrebbe mai fatto al primo round“. Nel 1971 torna a combattere dopo uno stop forzato per essersi rifiutato di combattere in Vietnam: “i vietcong non mi hanno mai chiamato negro” dirà.

ali e frazierTornato sul ring perde la corona dei massimi contro Joe Frazier, per poi riconquistarla 4 anni dopo, contro George Foreman, a Kinshasa nello Zaire, nell’incontro che passa alla storia come “The Rumble in the Jungle“: una vittoria memorabile. Perde la corona nel 1978 contro Leon Spinks tentando di riconquistarla nel 1980. Il getto della spugna al decimo round, contro Holmes, segna l’inizio della fine per un pugile capace di vincere 56 incontri su 61, 37 dei quali per KO. Nel 1981 si ritira perché risultano chiari i primi sintomi della sindrome di Parkinson che gli verrà definitivamente diagnosticata nel 1984. L’avversario più difficile da battere è di quelli subdoli e vigliacchi, agisce alle spalle senza guardarti in faccia. La farfalla si posa e l’ape perde il pungiglione ma la forza di volontà no, quella resta e ti fa combattere con tutto ciò che hai, anche se a volte non basta per vivere la vita che ognuno vorrebbe vivere.