Sabato 10 Dicembre

Una bara sul Giro

Quando la razza umana riesce a stupire la razza umana: una bara sul Giro d’Italia!

È stato un attimo. Ma è bastato. In un pomeriggio che stava scorrendo abbastanza monotono, seguendo la tappa del Giro d’Italia che vede i ciclisti partire da Modena e arrivare ad Asolo, quando la noia sembrava impadronirsi di quella parte di giornata che non è più “dopopranzo” e non è ancora “aperitivo”, ecco che la razza umana regala al povero cronista una di quelle sorprese che il serio scriba non avrebbe potuto immaginare nemmeno dando fondo a tutta la sua possibile fantasia. Il gruppo colorato dei corridori stava andando a velocità sostenuta.

In pianura, da chilometri e per chilometri. La telecamera era alla disperata ricerca di qualcosa che potesse colpire e interessare lo svogliato sguardo del telespettatore “addivanato”. Scorrevano quindi sullo schermo immagini di biciclette sospese su gru, di biciclette colorate di rosa, di biciclette d’epoche remote. Il tutto, a dirla tutta, non stupiva affatto. Giro. Bicicletta. L’equazione non sorprende. Non può sorprendere. Il meriggio volgeva dunque all’oblio. Quand’ecco, improvvisa, come un fulmine a ciel sereno, come saetta bruciante elettricità umana, la sorpresa! La telecamera indugia un attimo di più su una zona, su una parte di gruppo, su di un edificio. Ed eccola: verticale, aperta, di rosa addobbata. Una bara. Di legno. Appositamente aperta. Appositamente alzata in verticale. Appositamente posizionata bordostrada. E all’interno, non bastasse aver messo una bara aperta in verticale sul ciglio della strada, ecco il vero colpo di genio: l’interno, ridondante, è colore rosa, come la maglia del primo in classifica. Una bara aperta dagli interni rosa, il colore del Giro d’Italia. Per fortuna che il giornalista non aveva bevuto alcolici durante la veloce pausa pranzo. Avrebbe pensato a una visione data dai fumi dell’alcool. E invece no. Tutto vero. Quando si dice la follia umana, il genio incompreso, il talento inespresso: era tutto lì, racchiuso in quell’opera d’arte che solo un Maurizio Cattelan al meglio della sua forma cerebrale avrebbe potuto ideare. Una bara. Verticale. Dall’interno rosa. A salutare i ciclisti. A salutare il giro. Amen.