Domenica 11 Dicembre

Tifosi e stadi all’inglese: è davvero questo il modello da seguire?

Capienze ridotte, abolizione di barriere e recinzioni, proprietà dei club, strutture polivalenti con pub stores e musei: lo chiamano il modello all’inglese

La questione-stadi è un dibattito sempre più acceso in Italia soprattutto negli ultimi tempi. La questione riguarda come e quando rendere gli stadi un luogo più sicuro ed allo stesso tempo evitare di “militarizzarli” con presidi delle forze dell’ordine ovunque, pronti ad intervenire quando le tifoserie si “riscaldano”. Una possibile soluzione in realtà è già stata adottata in Inghilterra, dove, a partire dagli anni ’80, sono stati attuati un insieme di provvedimenti e piani per garantire la sicurezza negli stadi e reprimere ogni rischio di violenza. Sono chiamati “stadi sul modello inglese”, ed ospitano oltre ad una capienza ridotta in termini di posti anche  pub, ristoranti, supporter shops,  stores e  musei.

Giglio1Il fattore “capienza” del resto, più che mai negli ultimi anni è diventato un fulcro importante. È deprimente vedere stadi vuoti e desolati, perchè le tifoserie non sono in grado di riempire lo stadio perchè troppo dispersivo. Su questo argomento si è mossa la commissione Cultura e Sport della Camera che ha infatti approvato in sede referente una legge che favorisce la costruzione di stadi di nuova generazione e la ristrutturazione di quelli esistenti. Il provvedimento non prevede di stanziare risorse ma mira soprattutto alla semplificazione normativa, favorendo i contratti di programma tra i Comuni e le società. Il tentativo  in atto con la cosiddetta “legge sugli stadi” prevede che l’impianto dovrà comprendere non solo il campo di gioco, le aree tecniche e gli spalti, ma anche “le parti destinate alle attività culturali e commerciali della società sportiva e altri locali destinati ad attività di ristoro, di ricreazione e di commercio.

Ci sono però alcuni aspetti non secondari da non sottovalutare: quello dei costi di gestione esorbitanti, della proprietà (in molti casi il concessionario è il comune della città) e della stessa sicurezza, gli eventuali danni di cui le società sarebbero responsabili, gravando così sui bilanci (ma questo sarebbe il primo passo verso quell’indispensabile responsabilizzazione che è alla base di un progetto di rinnovamento). inchiestastadio01Il modello pilota è quello dell’Inghilterra, dove alla base della riforma c’era l’obiettivo di cambiare la mentalità dei tifosi, cambiando il sistema prima ancora dei suoi fruitori; un percorso culturale e legislativo lungo ed importante, per ottenere impianti all’altezza di uno spettacolo come quello delle partite di calcio.

article-2269616-173707AF000005DC-64_634x433Ma se la soluzione è quella dello stadio su modello inglese è bene soffermarsi per comprendere come e cosa ha portato l’Inghilterra a questa rivoluzione. La ristrutturazione degli stadi inglesi affonda le proprie radici  nel periodo in cui la violenza imperversava dentro e fuori gli stadi inglesi negli anni ’80, con particolare attenzione al fenomeno Hooligans. Ciò portò ad attuare azioni per contrastare questi fenomeni sempre più frequenti e tragici: più responsabilizzazione delle società, a cui venne affidata la sorveglianza all’interno degli impianti, la  presenza di stewards privati pagati dai club ed una serie di duri provvedimenti legislativi come lo Sporting Event Act  del 1985 ( che vieta l’introduzione degli alcoolici negli stadi) o  il Public Order Act del 1986 (che dà più potere ai magistrati nell’impedire l’accesso negli stadi a singoli tifosi per aver commesso atti lesivi e violenti all’interno degli impianti) e il Football Offences Act del 1991  (che consiste nella possibilità da parte della polizia di arrestare e far processare per direttissima i tifosi anche solo per atti di violenza verbale, linguaggio osceno o cori razzisti).Birmingham v leeds 1985 01 Il “Taylor Report” ha invece spazzato via le “sides” ovvero i settori popolari riservati ai tifosi più caldi, obbligando a ristrutturare tutti gli stadi di prima e seconda divisione con posti tutti a sedere. Una vera e propria rivoluzione che, grazie anche ad un massiccio investimento economico, ha cambiato i costumi e le abitudini comportamentali dei tifosi inglesi, stemperato la violenza negli stadi e creando un clima familiare e socievole. Non sono mancate le critiche soprattutto dalle firm e della working class per aver eliminato progressivamente i settori popolari a loro dedicati ed aver afflievolito la creazione di un’atmosfera accesa tipica degli stadi inglesi. HILLSBOROUGHI tragici eventi negli stadi inglesi a Hillsborough (lo stadio di Sheffield dove nel 1989 sono morti soffocati 96 tifosi del Liverpool)  o di Bradford l’11 maggio 1985 (il rogo nel piccolo stadio di legno provocò la morte di 56 persone), e la tragedia dell’”Heysel”, avvenuta il 29 Maggio del 1985 (in cui persero la vita 39 tifosi juventini) hanno dato via a importanti riflessioni a  livello sociale, culturale e sportivo delineando un mutamento del calcio inglese sino a spingere il primo Ministro inglese Margaret Tatcher ad adottare provvedimenti repressivi in merito. Quando esaltiamo il modello inglese dobbiamo tenere conto di tutti gli elementi che hanno contribuito al cambiamento di quel sistema calcistico, fra cui la capacità di attuare thatcherprovvedimenti duri, che hanno capovolto il concetto di fruizione delle manifestazioni sportive ma che sono stati capaci di sconfiggere in parte il fenomeno hooligans.  Provvedimenti che non avrebbero avuto alcun senso senza un valido progetto di ristrutturazione degli stadi e di strutture polivalenti e di aggregazione (Pubs, Supporter shops, museo della squadra, sedi di ritrovo per tifosi ecc). Progetti, sostenuti da importanti investimenti di risorse economiche e da investitori esteri sempre più presenti economicamnete sul territorio britannico che guardano il proprio pubblico non proprio come tifosi, ma come potenziali consumatori.

Alcuni leggendari stadi, come l’Old Trafford, lo Stamford Bridge o l’Highbury hanno cambiato nel corso degli anni la loro  fisionomia. Un riammodernamento alla quale nessun paese a breve potrà più rinunciare sotto le normative Uefa che, almeno per le gare internazionali, impone posti a sedere in tutti i settori.

Anche in Italia sta crescendo la consapevolezza di quanto sia importante poter contare su uno stadio moderno e all’avanguardia per incrementare i ricavi e accrescere il livello di competitività di un club. Stadio Delle Alpi 02Alcuni impianti sono troppo vecchi, la maggior parte inaugurati tra il 1920 e il 1937, che non presentano da anni lavori di restauro compatibili con le nuove norme di sicurezza europee. La  ristrutturazione degli stadi in Italia, in realtà, è iniziata nel corso della metà degli anni ’80 in previsione dello svolgimento dei mondiali di calcio ’90 ma molte delle strutture sono risultate scomode, imponenti e poco funzionali (es. Il Delle Alpi di Torino). Adesso prima di perdersi in lunghe e lente riforme italiane riguardo al riammodernamento delle strutture  il  sistema sportivo dovra’ tener conto del tortuoso percorso di ristrutturazione sempre più insidiato da normative, carenza di risorse e speculazioni. Occorre tenere in considerzione la storia e la situazione socio-culturale Italiana prendendo spunti positivi da ciò che gli altri Paesi offrono e cercare di salvaguardare il tifo organizzato, la goliardia romantica e popolare del Belpaese e far risorgere quello che, fino a pochi anni fa, era “Il campionato più bello del Mondo”.