Domenica 4 Dicembre

Tasse automobilistiche, l’Italia resta sempre la più tartassata

Prendiamo spunto dalla ricerca effettuata da Acea per analizzare la situazione europea e italiana relativa alle tasse automobilistiche

Tax guide è un’approfondita ricerca redatta  dall’Acea (associazione che riunisce i costruttori europei di veicoli) che analizza il livello di balzelli e tasse automobilistiche applicate nei vari paesi europei. Il Lavoro realizzato da Acea ci da quindi lo spunto per un’interessante analisi sulle tantissime tasse che gli automobilisti europei e soprattutto italiani devono sopportare per poter utilizzare il proprio veicolo.assicurazione sport fair

Purtroppo, il settore automotive è visto dai Governi dei vari paesi come una sorta di bancomat o comunque come un forziere sicuro dove poter prelevare del denaro ogni volta che le casse dello Stato devono essere rimpinguate. Per capire le dimensioni del fenomeno, basti pensare che per i 28 stati dell’Unione Europea  le tasse sulle automobili valgono ben 401 miliardi di euro.

Tra gli Stati che guadagnano di più da questo settore troviamo al primo posto la  Germania (80 miliardi), sul secondo gradino del podio l’Italia (71,8), seguita a ruota dalla Francia (71,1). Non è un caso che i paesi appena nominati siano anche quelli più tartassati di tasse, considerando che si tratta dei mercati più ricchi dal punto di vista di vendite e immatricolazioni.Ferrari FXX K (3)

L’Italia vanta inoltre un altro primato negativo: il nostro paese è uno degli Stati europei dove si  pagano le maggiori accise sul carburante: si parla infatti di ben 728 euro per 1000 litri di benzina, un dato secondo solo all’Olanda, dove si pagano  770 euro.  Un altro primato decisamente negativo è quello relativo al superbollo: siamo l’unico paese al mondo : tra Europa, Stati Uniti, Giappone e Cina a pagare una sovrattassa di ben 20 euro per ogni Kw eccedente sulle vetture che vantano una potenza superiore ai  185 Kw. In altri paesi, il bollo aumento a secondo del livello di inquinamento della vettura acquistata e non a secondo della potenza. Infine, anche l’IVA al 22% – fanno meglio di noi solo Svezia 25% e Ungheria 27% – pesa decisamente molto sull’acquisto della vettura, senza dimenticare che bisogna aggiungere anche la tassa di registrazione.

In poche parole, se si continua a tartassare in questo modo il settore dell’auto si rischierà di affossare uno dei mercati fondamentali per il vecchio continente e soprattutto per l’Italia che, tra impianti di produzione e indotto, offre tanti e preziosissimi posti di lavoro fondamentali per l’agognata ripresa economica.