Domenica 4 Dicembre

Roland Garros: gli italiani che hanno colorato d’azzurro la terra di Parigi

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Pietrangeli, Panatta e Schiavone tingono d’azzurro la terra di Parigi

Il primo italiano a far inserire il suo nome nell’albo d’oro parigino fu Nicola Pietrangeli. Era il 1959. L’avversario della finale è il sudafricano Vermaak e il suo serve and volley viene letteralmente sommerso dai passanti del nostro Nic. L’anno successivo Pietrangeli arriva nuovamente in finale.

Nicola PietrangeliA fronteggiarlo questa volta è Ayala. Il cileno cerca di logorare Nicola. Al dropshot dell’italiano risponde con palle ancor più corte. Nicola però non demorde e alla fine esce vincitore da quella che si può definire una vera lotta tra gladiatori. “Finita la partita avevo i calzini rossi di sangue: per due giorni sono andato in giro in ciabatte”: così raccontò, lui che era considerato uno snob, all’amico giornalista Gianni  Clerici. Proprio Gianni, che insieme a Pietrangeli è l’unico italiano presente nella hall of fame del tennis racconta un aneddoto molto particolare riguardo al Roland Garros dell’anno seguente. Correva il 1961. Raggiunta senza troppi intoppi la finale nella quale avrebbe dovuto fronteggiare lo spagnolo Manuel Santana, Nicola chiede al giudice del torneo di assentarsi per un paio di giorni. Il motivo? Nulla di più umano: assistere sua moglie Susi che stava per partorire. Parte la domenica, il figlio nasce ma lui ritorna a Parigi solo il giovedì. Incredibilmente tutti l’avevano aspettato. Scarico mentalmente perde la partita, ma poco importa. La coppa più grande questa volta la solleva come padre. Una curiosità divertente raccontata da Nicola? “Quando Santana vince, io salto la rete ma dall’altra parte non trovo nessuno. Era passato sotto. Emozionato mi disse che era passato sotto la rete perché era così che faceva quando era un povero raccattapalle”. Lo spagnolo tre anni dopo bissò il successo sul suolo francese. L’avversario? Il solito Pietrangeli.

lapresse

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Dopo Pietrangeli per una decina di anni nessun italiano vinse più a Parigi. Poi però arrivò Adriano Panatta. Il 1976 fu un anno d’oro per il romano. Dopo aver rischiato in uno dei primi turni di Roma la sconfitta contro Warwick a cui dovette annullare ben 11 match point, nessuno riuscì più a fermarlo. In finale sconfisse Vilas e da re del foro si presentò a Parigi. Sicuro di sè sconfisse Borg, campione  di Parigi nelle due edizioni precedenti, ai quarti azzittì così tutti coloro che sminuivano la sua vittoria a Roma considerata senza valore per la mancata partecipazione di Bjorn. La strada della finale per Adriano era ormai spianata: il 13 giugno si scontrò con Solomon. Incredibilmente in quella giornata il servizio e i colpi al volo di Adriano sono meno incisivi del solito. Lui però si comporta da campione. Facile in fondo vincere quando tutto va come si vorrebbe, da fuoriclasse riuscire a trionfare anche quando non tutte le circostanze sorridono. Adriano cambia il suo gioco e tira fuori dal cilindro estenuanti palleggi da fondo campo conditi da una lotta e da un agonismo puro fuori dal comune. Alla fine dopo ore di fatica esce dal campo distrutto, stremato, ma vincitore. E’ orgoglio italiano.

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Per riprovare un’emozione simile bisognerà spostare le lancette avanti di 34 anni. Francesca Schiavone. Basta pronunciare il suo nome per essere pervasi dai brividi in tutto il corpo. A 30 anni si presenta al Roland Garros con l’energia di una ragazzina e la grinta di una leonessa. Nel cammino per la finale incontra giocatrici di livello come la Li Na e la Wozniacki ma nulla intimorisce Francesca che accede alla finale determinata a farla sua. La sua avversaria però è Samantha Stosur e non ha per nulla intenzione di regalare il successo alla milanese. Con le unghie e con i denti Francesca riesce ad aggiudicarsi il primo set per 6 -4. Il secondo però si deve decidere al tiebreak. E’ proprio qua che la leonessa milanese dà il meglio di sè come se la racchetta fosse una bacchetta magica con cui disegnare il campo. Quando poi si aggiudica il punto decisivo l’emozione fa capolino sul suo viso. Le lacrime sgorgano e lei si sdraia sulla terra parigina. Il suo completino si tinge di rosso ma poco importa. E’ molto più bello così. Poi Francesca bacia il terreno. Un bacio che sa di amore per il tennis, di sacrifici, di gioia, di rivalsa.

DPPI/LaPresse

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L’anno successivo Francesca sfiora il bis. Poco importa se il sogno si infrange in finale contro Li Na. Francesca ormai ha già fatto la storia e conquistato l’Italia intera. Nel 2012 un’altra italiana approda in finale . Un’altra che la grinta ce l’ha nel sangue. Un’altra che non può non renderci fieri di essere suoi connazionali. Parliamo di Sarita Errani. 1, 64 m di energia e determinazione. Purtroppo a lei non riesce l’impresa ma dall’altra parte delle rete c’è una che di nome fa Maria Sharapova, che ci si poteva aspettare? Brava Sara, brava lo stesso. Sarita poi in doppio con la Vinci quell’anno conquistò il primato. Due sole parole: orgoglio italiano. Ora non resta che sperare che il verde bianco e rosso invadano ancora il suolo francese.