Martedi 6 Dicembre

Nibali, il trionfo umano e genuino in un Giro d’Italia autentico: grazie Squalo (e non solo)

Si conclude domani a Torino la 99ª edizione del Giro d’Italia: vince lo Squalo dello Stretto, Vincenzo Nibali, il Campione Umano che ha strappato la maglia rosa nell’ultimo giorno utile dopo una corsa fantastica fatta di uomini semplici e leali

E’ stato un Giro d’Italia bellissimo, e non perchè l’ha vinto Vincenzo Nibali. Lo Squalo ha messo la ciliegina sulla torta con un trionfo straordinario, che fino a due giorni fa sembrava impossibile: il messinese era lontano quasi 5 minuti dalla maglia rosa Steven Kruijswijk, il gigante olandese che sembrava inattaccabile. Ma nelle due tappe più dure, Nibali ha messo a segno un’impresa leggendaria con attacchi d’altri tempi che gli hanno consentito di bissare il successo in rosa del 2013, zittendo gli scettici che l’avevano già affossato, dimostrandosi il più forte e concludendo da vincente la 4ª grande corsa a tappe dopo la Vuelta 2010, il Giro 2013 e il Tour 2014. E l’impressione è che non sia ancora finita qui per lo Squalo che ha ancora testa e gambe per vincere ed emozionare.

Ma questo Giro ci ha regalato momenti straordinari non solo per l’impresa del campione messinese negli ultimi due giorni. E’ stato un Giro d’Italia entusiasmante perchè ha avuto le stesse caratteristiche dell’atleta che l’ha vinto: genuino, sincero, spontaneo e leale. Infatti anche i suoi avversari sono stati tali, in una corsa autentica, molto umana.

LaPresse/ Fabio Ferrari

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Vogliamo parlare di quel ragazzo straordinario dal nome Esteban Chaves? Ha vinto la tappa di Corvara, ad appena 26 anni si è piazzato sul secondo posto del podio dopo aver cullato il sogno della vittoria generale tenendo la maglia rosa sulle spalle nella tappa più bella. Il colombiano ha incantato tutti per il suo sorriso dolce e il suo modo di correre spregiudicato in bici, ma rispettoso in gruppo. Amico di Nibali, domani sul podio di Torino festeggeranno insieme dopo essersi sfidati sulle Alpi tra Italia e Francia. Quell’abbraccio dei suoi genitori allo Squalo (sono stati i primi a congratularsi con lui) la dice tutta sulle origini di questo ragazzo che promette grandi cose per i prossimi anni.

LaPresse/ Fabio Ferrari

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Poi c’è Alejandro Valverde: 36 anni, esattamente dieci più di Chaves, salirà anche lui sul podio bissando il 3° posto dello scorso anno al Tour de France. Era la sua prima partecipazione al Giro, e l’ha onorato al meglio vincendo la tappa di Andalo e dando grande spettacolo in montagna nonostante abbia alternato giornate di difficoltà a quelle più brillanti. Tanto di cappello per un altro campione sano e genuino che con Nibali va molto d’accordo proprio perchè condivide lo spirito umano e rispettoso dello Squalo dello Stretto.

LaPresse/Belen Sivori

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Un altro grande protagonista è stato Steven Kruijswijk, che chiude al 4° posto della classifica generale dopo il 7° posto dello scorso anno e se nel prossimo Giro, quello del Centenario, sarà ancora qui a lottare per la maglia rosa, stavolta non si sorprenderà più nessuno. Chissà se senza quell’errore che l’ha portato alla caduta sul Colle dell’Agnello avrebbe conservato la maglia rosa fino ad oggi. Certamente è stato molto sfortunato e oggi ha percorso l’ultimo durissimo tappone alpino con una costola rotta per quel volo sulla neve. Ha sfiorato tre volte la vittoria di tappa, sempre beffato: in tutte e tre le occasioni che si è classificato al secondo posto, è arrivato al traguardo con lo stesso tempo del primo. Ha inoltre indossato la maglia rosa per 5 giorni consecutivi, in questo Giro nessuno c’è riuscito per così tanto tempo.

LaPresseBelen Sivori

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Uscendo dalla classifica generale, il primo corridore che dobbiamo menzionare è Michele Scarponi, 37 anni a settembre, già vincitore del Giro nel 2011 e 4° nella classifica generale in tre edizioni (2010, 2012 e 2013). Stavolta s’è messo a disposizione del suo capitano e amico, Vincenzo Nibali, e l’ha traghettato al successo in tutte le tappe di montagna. Avrebbe voluto trainarlo anche nella cronoscalata dell’Alpe di Siusi, ma il regolamento non glielo consentiva altrimenti si sarebbe fermato anche lì. Nonostante questo, conclude il Giro al 16° posto della classifica generale. Chapeau campione infinito.

LaPresse/Belen Sivori

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Un altro protagonista straordinario di questo Giro d’Italia è stato Gianluca Brambilla: sempre in fuga, ha animato la corsa dall’inizio alla fine, ha vinto una tappa bellissima ad Arezzo, è stato due giorni in maglia rosa e ha commosso tutti quando, indossando il simbolo di leader, ha fatto il gregario tirando per il compagno di squadra Bob Jungels. Per Brambilla, 22° posto nella classifica generale e tanti applausi da parte degli appassionati.

LaPresse/Belen Sivori

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Un altro guerriero protagonista praticamente ogni giorno è stato Diego Ulissi: ha vinto due tappe a Praia a Mare e Asolo, ha partecipato a tutte le fughe più importanti, ha concluso in 21ª posizione nella classifica generale (la stessa già conquistata nel 2012).

LaPresse/Belen Sivori

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C’è poi Giulio Ciccone, appena 21 anni al suo primo Giro d’Italia. Ha vinto una tappa straordinaria con la fuga più bella, solitaria verso Sestola. Una vera e propria impresa per il giovanissimo abruzzese che entra nella storia come il terzo più giovane corridore di sempre a vincere una tappa al Giro, dopo Fausto Coppi e Luigi Marchisio. Purtroppo a causa di problemi gastro-intestinali si è dovuto ritirare dopo la tappa di Pinerolo, quando era 60° nella classifica generale che non era certo il suo obiettivo. Avrebbe voluto completare il Giro a due sole tappe dalla fine, ma è stato male e promette di tornare da protagonista anche il prossimo anno.

Foto LaPresse - Fabio Ferrari

Foto LaPresse – Fabio Ferrari

Infine una menzione speciale per Ilnur Zakarin: ne abbiamo già ampiamente parlato ieri, quando una caduta dal Colle dell’Agnello l’ha messo k.o. costringendolo al ritiro mentre stava lottando per salire sul podio, e probabilmente ci sarebbe riuscito visto com’è andata la corsa dopo il suo volo che gli ha provocato la frattura di clavicola e scapola sinistra. Ma poteva andare molto peggio. L’aspettiamo il prossimo anno.

LaPresse/ Fabio Ferrari

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Tra le delusioni più cocenti, Cunego, Pozzovivo e Formolo. Da loro ci aspettavamo certamente di più. Ma anche loro, nella sofferenza e nelle difficoltà, hanno lottato stringendo i denti con la caratteristica che più ci è piaciuta di questo Giro: l’umanità. Come quella di Jack Bobridge, l’australiano che ha concluso il Giro al 157° e ultimo posto della classifica generale con 5 ore, 8 minuti e 51 secondi di ritardo da Nibali. Ma domani sfilerà sorridente a Torino perchè il Giro d’Italia è il Giro d’Italia e il ciclismo è affascinante proprio perchè non conta soltanto vincere.

E’ stata un’edizione davvero bellissima. Arrivederci al 2017, per il Giro del Centenario che speriamo sia ancora più bello ma sempre con questa stessa umanità che raramente avevamo apprezzato negli anni passati.