Martedi 6 Dicembre

L’attimo fuggente: la memoria di un calcio che fu, tra scarpe distrutte e ginocchia spellate

Il calcio giocato fra amici alla fine della scuola: un attimo fuggente che non esiste quasi più

In questi giorni che durano attimi, e che dividono la finale di Champions dall’inizio degli Europei, viene la voglia matta di lasciarsi andare ai ricordi, e alla memoria di un calcio che fu. Sospesi, fra l’alzata della coppa dalle grandi orecchie e l’attesa del campionato europeo di Francia, ecco che tornano a galla immagini ormai sbiadite, che corrispondono a quello che una volta era il periodo d’oro per un ragazzino: la fine della scuola!

bambini calcio cortile3Non più maestre né campanelle, non più compiti né interrogazioni. Solo calcio. Dal pomeriggio alla sera. Ininterrottamente. In un cortile, o sul prato tosato di un giardino pubblico. Ogni tanto una pause per bere. Una sola sosta per la merenda, con il panino preparato dalla mamma. Partite infinite. Dai risultati impossibili. Correva Maggio. Correva Giugno. E ancor di più correvano quegli improvvisati calciatori, campioni in erba, sull’erba. Le scarpe distrutte.

bambini calcio cortileLe ginocchia spellate. Gli occhi felici, che più felici non si può. La fine della scuola, il tempo della libertà. Libertà di correre dietro ad un pallone, di tornare a casa col buio, di giocare per giocare. Punto e basta. In questi giorni fatti di convocazioni e tensioni, di selezioni e selezionatori, la testa spesso torna indietro. A quel momento della vita in cui le preoccupazioni sono ancora di là da venire e la vita si respira a pieni polmoni. La gioia del gioco del calcio. Fra amici. Che tali rimarranno, poi, per sempre. Perché il calcio è un respiro, un soffio, una folata di vento. Perché il calcio è terra, ghiaia, erba. Perché il calcio è spensieratezza, serenità, pace. Tutto il resto, credete, è altro. Tutto il resto, del resto, è solo chiacchiere da bar.