Lunedi 5 Dicembre

Il Giro d’Italia senza Italia

LaPresse/Fabio Ferrari

Solo sponsor stranieri in questo Giro d’Italia: perché?

Nel giorno di riposo del Giro d’Italia, e dopo una crono emozionante come quella del Chianti, “a bocce ferme”, ricordando quello che si è appena visto, viene a galla una considerazione, che col passare dei minuti si trasforma in “fastidio”: perché non esiste un forte team italiano, in questo Giro?

LaPresse/ Fabio Ferrari

LaPresse/ Fabio Ferrari

Perché i nostri ciclisti, gente veloce e combattiva, deve correre indossando maglie che portano sempre e solo nomi stranieri? Perché il nostro Vincenzo, campione tosto di Sicilia, deve girare l’Italia vestito d’azzurro Astana e non d’azzurro Italia? Per quale motivo dobbiamo assistere a un Giro d’Italia che vede al via team dai nomi come Tinkoff, Katusha, Sky, Astana? Per quale strana ragione abbiamo lasciato che il nostro Giro d’Italia in bicicletta diventasse una passerella per gente che fino a qualche anno fa nemmeno sapeva cosa fosse una bicicletta?

LaPresse/Belen Sivori

LaPresse/Belen Sivori

L’Italia “è” la bici. Si può girare il mondo, ma ovunque si vada, la bicicletta è sinonimo di Italianità. Bianchi, Olmo, Campagnolo, Pinarello, Masi, Cinelli, De Rosa, Colnago, solo per citare qualche nome, sono i marchi che tutt’ora garantiscono qualità e prestigio in bicicletta.

LAPRESSE

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E i nostri ciclisti, da Pantani a Nibali passando per Bettini, Petacchi e Cipollini, sono sempre stati “in prima fila”, a entusiasmare le folle. Già, le folle. Come dimenticare le folle di appassionati tifosi che costeggiano le strade d’Italia a ogni Giro d’Italia? Sono folle di italiani, che amano il ciclismo perché è uno sport che rappresenta la nostra storia, la nostra cultura, la nostra patria. E allora perché non abbiamo la possibilità di avere un team tricolore, che permetta ai nostri campioni di correre con i loro colori nazionali, dando loro la possibilità di vincere un Giro d’Italia indossando la maglia di uno sponsor nazionale?