Sabato 10 Dicembre

Il calcio non è più lo stesso, che fine hanno fatto le emozioni di una volta?

Quando è stato che il gioco del calcio ha perso la sua verginità?

Il tifoso da bar, quello seduto al tavolino da mane a sera, che di sportivo ha come gesto vitale l’alzarsi e l’abbassarsi del gomito, lo dice da sempre: “il calcio non è più lo stesso, era meglio quello di una volta”. Lo dice portando a supporto della sua tesi esempi di partite, giocatori e allenatori che sono entrati nella storia. Lo sportivo da bar, che è sempre quello seduto al tavolino, può avere dai 20 agli 80 anni circa. È logico che, in questo ampio lasso di tempo che copre i 60 anni che dividono i due nostri supertifosi, di partite, giocatori e allenatori ne siano passati parecchi negli stadi di tutto il mondo.

LaPresse/Fabio Ferrari

LaPresse/Fabio Ferrari

Viene quindi da chiedersi, abbastanza spontaneamente, quale sia il “calcio di una volta” cui fanno riferimento quei tifosi da bar compresi fra i 20 e gli 80 anni. Pelè, mica un tifoso da bar, in occasione dell’uscita di un film su di lui (Pelè, diretto da Jeff e Mike Zimbalist, in uscita in Italia il 26 maggio), ha detto che “il calcio di oggi è soltanto business, c’è un eccesso di imprenditoria nel pallone, a lottare per i titoli sono sempre le stesse squadre, il rapporto diretto fra giocatore-procuratore e sponsor uccide i club”. Sembrerebbe quasi di sentir parlare il nostro tifoso da bar. Ma allora, viene da chiedersi ancora una volta, ingenuamente, quando è stato che il gioco del calcio ha perso la sua verginità? Quando è stato che lo sport più democratico del mondo è diventato una storia fatta solo di soldi e interessi? Quando è stato che da sport popolare il football è divenuto sport elitario? Quando è stato che, in Italia, da sport pulito e amato, il calcio si è trasformato in terra di loschi affari, scommesse e scandali? Quando, esattamente? Qualcuno sa rispondere?