Sabato 10 Dicembre

Giro d’Italia e la crono del Chianti, sfida epica: 45 km all’ora sull’asfalto bagnato

LaPresse/ Fabio Ferrari

La media sul bagnato della crono nel Chianti

Solo qualche settimana fa c’era stata grande polemica sullo spot che metteva in parallelo ciclismo e motociclismo, presentando al pubblico il Giro d’Italia. Nello spot si diceva che i ciclisti non indossano tute quando corrono, perché le ferite, per loro, sono medaglie.

LaPresse/Belen Sivori

LaPresse/Belen Sivori

Ecco, senza dover cadere in ulteriori battaglie retoriche, ci sembra opportuno sottolineare quanto visto ieri durante la crono del Chianti, svoltasi in un clima surreale, su strade asfaltate annegate dalla pioggia battente, con ciclisti che sfidavano il cronometro affrontando curve bagnate e pozzanghere improvvise armati solo di una colorata, finissima e leggerissima seconda pelle sponsorizzata. In tanti sono caduti. Le mani in avanti. Le spalle per terra. La testa a rischiare di sbattere. Le cosce abrase. La pelle escoriata, in vista, come carne dal macellaio, con quel drammatico colore rosso vivo. Era una crono, una corsa contro il tempo in bicicletta.

LaPresse/ Fabio Ferrari

LaPresse/ Fabio Ferrari

La pioggia l’ha resa una sfida epica. Pedalare a 45 chilometri all’ora di media, su quelle strade rese buie dal clima, appoggiandosi su di un asfalto che pareva vetro, con la sola superficie di una sottilissima copertura da corsa, è da fenomeni. E da pazzi. Premere la leva del freno su quel serpente grigio scuro, infido, instabile e sdrucciolevole, voleva dire rischiare ogni volta il capitombolo. E cadere di getto sul suolo stradale, madido d’acqua e duro come il marmo, è un’esperienza evitabile, quando si può. Loro, i ciclisti, ieri si sono buttati a capofitto nell’inferno d’acqua che li circondava, per vincere contro le due versioni del tempo: quello meteorologico e quello “orologico”, ticchettante, contante per la classifica.