Mercoledi 7 Dicembre

Foro Italico tra storia, emozioni e …panini alla mortadella!

LaPresse/Alfredo Falcone

Gli Internazionali di Italia si avvicinano: ecco qualche accenno alla loro storia che pianta le sue radici nel lontano 1930

L’8 maggio, data di inizio degli Internazionali di Italia si avvicina sempre più e sale l’attesa per questo evento che vedrà scontrarsi i migliori tennisti del panorama mondiale nella magnifica cornice del Foro Italico. Siamo all’edizione numero 73. Lo sapete però che il primo torneo degli Internazionali non andò in scena nella nostra capitale? No, la prima edizione ebbe come teatro Milano, era il lontano 1930.

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A organizzarla infatti fu il conte Alberto Bonacossa: grande appassionato di tennis che, innamoratosi degli Slam di Wimbledon e del Roland Garros volle tentare di eguagliarli in terreno italiano. Il successo fu grande tant’è che il torneo è arrivato fino ai giorni nostri ed è ritenuto il più importante Masters 1000. Dal 1935 si trasferì nella sua attuale culla: il  Foro Italico. Questo fu creato in epoca fascista e a ciò è legato il suo primo nome: Foro Mussolini. Proprio Mussolini infatti aveva assegnato a Renato Ricci (presidente dell’opera nazionale Balilla) il compito di riorganizzare la gioventù. Ricci crea così la città dello sport progettata da Del Debbio secondo i canoni razionalisti. Non tutte le edizioni furono però giocate nella città eterna:  nel 1961 in occasione del centenario dell’unità di Italia la sede prescelta fu Torino e nel corso degli anni ’80 due edizioni del torneo femminile furono disputate a Perugia e Taranto. Ci fu inoltre una pausa dovuta alla guerra: dal ’36 al ’49.

Emanuele Sertorio e giovanni palmeriQual è stato però il percorso dei nostri italiani nella storia del torneo? Il primo portacolori a trionfare è stato Emanuele Sertorio (1933) seguito a ruota da Giovanni Palmieri che, in una finale tutta italiana sconfisse Giorgio De Stefani nel 1934. Nel 1955 a riportare il trofeo ai nostri colori ci pensò Fausto Gardini. “Il guerriero con la racchetta in mano“, amatissimo dal pubblico, si impose sul connazionale Beppe Merlo, afflitto dai crampi. Merlo non riuscì a concretizzare neanche la finale del 1957.

pietrangeliIn quest’occasione fu Nicola Pietrangeli a strappargli il primato. Nicola bissò il successo nel 1961 nell’edizione di Torino quando battendo Rod Laver entrò nel profondo del cuore degli italiani. A lui fu dedicato il campo più suggestivo degli Internazionali di Roma. Circondato da statue (rappresentanti atleti impegnati in diverse attività sportive), il Pietrangeli è unico nel suo genere. Il bianco marmo in contrasto con la terra rossa e il verde delle aiuole crea un’atmosfera davvero surreale.

alberto manciniQuando si entrava nel Pietrangeli era come entrare al Colosseo” dichiarò Bud Collins. Aveva ragione, eccome se l’aveva! Perfino il tifo, al Pietrangeli infatti può essere paragonato tranquillamente a quello dell’anfiteatro Flavio. Inoltre, la capienza ridotta dello stadio (solo 3720 posti contro i 10.500 del centrale) rende il fattore pubblico un elemento ancor più fondamentale. Non ci credete? Chiedetelo a Koevermans. Nel 1991 i romani stravedevano per  il suo avversario, Alberto Mancini, argentino di chiare origini italiane. Alberto era entrato nelle grazie dei tifosi dopo aver vinto l’edizione dell’89 in cui era stato capace di battere Agassi annullandogli un match point. Con Koevermans stava giocando un terzo turno. Partita sulla carta facile che però inaspettatamente si complica: 6-4, 5-4, 30-15, per l’olandese che scende a rete e si conquista un doppio match point! Anzi no ! Tutto da rifare!! Un panino durante il punto era caduto in campo. Si, avete sentito bene! Un panino! Con la mortadella per la precisione!! Il punto viene considerato disturbato e lo si rigioca. Koevermans visibilmente indispettito perde le staffe e consegna il match a Mancini.

AdrianoPanattaProseguendo poi nel racconto dei trionfi italiani, a tingere il trofeo  nuovamente di verde bianco e rosso, fu Adriano Panatta nel 1976 dopo aver rischiato di uscire al primo turno contro Kim Warwick capace di fallire ben 11 match point. Per l’italiano fu l’inizio di una stagione unica: seguirono a ruota i trionfi al Roland Garros e in Davis. Adriano fu l’ultimo re italiano di Roma. Nel 1978 infatti, pur arrivando in finale non riuscì a ripetersi .Quella del ’78 fu comunque un’edizione da ricordare. Protagonisti indiscussi anche in questo frangente sono gli eccessi del pubblico. Semifinale: Panatta vs Josè Higueras. Le monetine piovono dagli spalti sullo spagnolo che, indispettito abbandona il campo regalando ad Adriano la finale. Qui l’avversario da battere era un certo Bjorn Borg. Lui però alle monetine del pubblico rispose incassando i 22 milioni riservati al vincitore.

LaPresse/Alfredo Falcone

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Dal ’76 dunque, stiamo ancora aspettando un nuovo re anche se Volandri , pur non avendo vinto nel 2007 meriterebbe comunque la corona. Fu infatti capace di sconfiggere Federer, Gasquet e Berdych . Poco importò poi, se il suo sogno si infranse in semifinale: gli applausi non glieli ha tolti nessuno.

lucia valerioPer quanto riguarda il  campo femminile  la prima reginetta è stata Lucia Valerio. Correva il lontano 1931. Nel 1950 invece l’orgoglio italiano fu Annelies Bossi. Dovettero passare 35 anni poi, per vedere brillare di nuovo il nostro tricolore. Questa volta la protagonista fu Raffaella Reggi. Era il 1985.

LaPresse/ALFREDO FALCONE

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Da allora nessuna italiana ha più vinto. Come non dimenticare però la magnifica scalata di Sara Errani del 2014? Fa fuori Li Na e Jankovic e arriva in finale determinata a far sognare il proprio pubblico battendo Serena Williams .Qualcosa però non va come  previsto: a metà primo set un problema muscolare la costringe a zoppicare. Lei rimane in campo lo stesso stringendo i denti e mettendoci il cuore ma alla fine è 6-3, 6-0 per Serena. Poco importa però: il pubblico ha apprezzato il gesto e la caparbietà e le regala tutto il suo affetto per consolarla e tentare di asciugare le sue lacrime da leonessa ferita.

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Sarita comunque una finale al foro l’aveva già vinta: nel 2012 aveva trionfato nel doppio insieme a Roberta Vinci. Sempre nel doppio, nel 2010 Roma aveva sorriso a Flavia Pennetta capace di conquistare il primato insieme all’argentina Gisela Dulko.

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La storia dei giorni nostri al Foro? Parla del campione in carica Djokovic , capace di vincere ben 4 titoli  (2008, 2011, 2014, 2015). 4: numero tanto amato da Novak quanto odiato da Federer. 4 infatti, sono per lui le finali fallite al Foro.

C’è chi però è riuscito a fare meglio di Novak. 7 sono le vittorie di Nadal negli ultimi anni. 2 però sono davvero memorabili. 2005 e 2006: questi gli anni da ricordare. Si giocava ancora al meglio dei cinque set e lo spagnolo riuscì ad aggiudicarsi le due finali dopo più di 5 ore. Un vero record! Gli avversari? Guillermo Coria e lo sventurato Roger. Terra rossa davvero maledetta per lo svizzero, quella del Foro.

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Le reginette in rosa che a Roma hanno vinto di più negli ultimi anni non potevano non avere il nome di Serena Williams e Maria Sharapova. La statunitense ha brillato nel 2002, nel 2013 e nel 2014. 2 invece sono stati i titoli di Masha: suoi i trionfi del 2011 e della scorsa edizione. Maria però, momentaneamente sospesa per il caso Meldonium, non potrà difendere il titolo.

Ce la farà invece il serbo Djokovic?

Chi sarà insomma il nuovo re di Roma? Parafrasando una frase di Pietrangeli a un’intervista dello scorso anno non si potrebbe non rispondere: “se lo sapessi andrei subito al botteghino a scommettere”.