Venerdi 9 Dicembre

Dalle lacrime di Pasqual all’addio di Bellini: il calcio delle ultime bandiere [VIDEO]

LaPresse/Mauro Locatelli

Da squadre di provincia a grandi bandiere. Non importa dove tu abbia giocato e quanto tu abbia guadagnato, ciò che conta è ciò che lasci perchè i ricordi battono dentro noi come un secondo cuore. Il calcio e le sue bandiere

E’ un finale di campionato più emozionante sotto il profilo umano  piuttosto che sotto il profilo sportivo dove il campo, ormai, ha  quasi  delineato quello che sarà il futuro di tutti i verdetti. Inizia allo stesso tempo a delinearsi il mutamento generazionale che il calcio fa vivere e che ci accompagna in una sorta di passaggio obbligatorio, così come la vita,  che si concretizza con l’addio ufficiale al calcio di coloro che, come un percorso ad ostacoli o una staffetta da completare, al termine consegnano la fascia ed il compito, sempre più arduo, di  portare avanti una missione.

n_ac_milan_cesare_maldini-4646796 Ciò che si lascia oltre  la fascia è anche uno spazio vuoto difficile da colmare nel calcio. Un ultimo saluto, una sorta di consegna simbolica, un  augurio ai più giovani  di  un calcio  moderno si….. ma più romantico.

Sappiamo di vivere in un epoca di profonda trasformazione che sta mettendo in vero dubbio anche l’etica sportiva del mondo del calcio e per questo storie belle di calcio, se pur segnando la fine della carriera o l’addio di un rapporto professionale di lungo termine con una città, ci emozioneranno e ci emozioneranno sempre.

87-pasqual-ultima4Ieri le lacrime di Manuel Pasqual e Gianpaolo Bellini hanno commosso non solo tifosi ma tutti gli amanti di questo stupendo sport. Terzino e capitano della fiorentina Manuel Pasqual, in scadenza di contratto, non vede rinnovato il contratto e tra le lacrime  saluta dopo 11 anni i  tifosi gigliati.

LaPresse/Mauro Locatelli

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Lacrime che scandiscono parole sincere di un giocatore legatissimo  alla sua gente  ed al suo pubblico. Con 356 partite oltre le sue sgroppate sulla fascia e assist i viola ricorderanno la sua passione, la sua umiltà e il suo attaccamento alla maglia viola. Gianpaolo Bellini saluta, s’inchina davanti alla propria curva, si emoziona e con una sciarpa in alto, si commuove seduto davanti alla sua tifoseria, quella bergamasca, che con  sciarpe tese al cielo lo accoglie e lo saluta per l’ultima volta con una gigantografia del suo volto.

LaPresse/Mauro Locatelli

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Una vita intera passata con indosso una sola maglia, quella della dea, dai primi calci alla prima squadra.  Bellini con la maglia nerazzurra è il calciatore che ha collezionato più presenze in campionato (396) e bandiera incondizionata, con la  maglia numero 6, in un silenzio commovente ci saluta così: “voglio ringraziare tutti”– ha detto – “partendo dai miei compagni e da tutti gli allenatori che ho avuto per finire con i tifosi. Perché voi tifosi siete l’Atalanta, noi in campo abbiamo l’onore di indossare questa maglia ma passiamo, dopo 20 anni o dopo 6 mesi, comunque passiamo. Ringrazio la mia famiglia, mia moglie e i miei bambini, mio papà e i miei fratelli. E mi piace pensare che proprio oggi, giorno della festa della mamma, io sia qui a festeggiare l’ultima partita a Bergamo. Auguri mamma”.

bellini-addio-da-sogno-al-comunale-segna-su-rigore-e-1-1-contro-ludinese_a512bfac-1534-11e6-a68f-2caebb0e1a6b_998_397_big_story_detailUltime bandiere di provincia, osa chiamarli qualcuno. Noi diremmo solo  bandiere che si ammainano e si conservano in attesa di tirarne fuori delle altre, così come sicuramente, le squadre di provincia continueranno a regalare favole anche grazie a uomini come Gianpaolo Bellini e Manuel Pasqual che hanno scritto la  storia della società sulle basi del rispetto, dell’agonismo, correttezza e attaccamento alla maglia.

ALFREDO FALCONE

FOTO LAPRESSE / ALFREDO FALCONE

Sicuramente negli ultimi mesi  le vicissitudini che hanno accompagnato il capitano bandiera della Roma Francesco Totti  e l’annuncio di ritiro da parte di Luca Toni hanno sicuramente messo in evidenza ciò che emerge dallo scontro attuale di un calcio in continuo mutamento e la nostalgia di valori che sembrano allontanarsi.  Da un lato il calcio-bussiness,  vendita dei diritti tv, sponsorizzazioni, merchandising e società di calcio  pronte a guardare il proprio pubblico come potenziale consumatore,  dall’altro migliaia di  persone che intendono il calcio così com’è nato.

FOTO LAPRESSE / ALFREDO FALCONE

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Il  calcio come una festa dove si coagulano elementi rituali,  simbolici, sentimentali, che, al di là del gioco e dello spettacolo, costituiscono la vera ragione della passione per il calcio: il riconoscersi in una squadra, nella sua storia, nella sua tradizione, nei suoi colori, maglie e  nelle sue  bandiere. Le bandiere  rimangono nella memoria  di molti tifosi grazie all’impegno, alla correttezza e alla fiducia nei confronti di un popolo. Si crea un legame, difficilmente indissolubile, tra tifosi e giocatori  che va oltre i valori simbolici dello sport e che lega spesse volte un uomo e la sua vita ad un luogo, alla gente ed ai colori di una città. La maglia sudata ed onorata, è quello che chiedono i tifosi ai propri giocatori. La maglia come vessillo di battaglia e simbolo di appartenenza

LaPresse/Spada

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Rifugiarsi nella nostalgia potrebbe essere errato  ma diventa inevitabile  pensare al futuro preservando determinati valori di questo sport. Il calcio però resta  una fede, una “malattia” che porta comunque a vedere oltre, a dannarsi l’anima ugualmente tutte le domeniche nonostante tutto, a sostenere la propria squadra  in  un contesto sempre più globalizzato e continuare a farci credere in quei valori che questo bellissimo sport continua ad offrirci: rispetto e il calcio come modello basato su solidarietà, competizione  e opportunità sociale per tutti.