Lunedi 5 Dicembre

Un Milan autarchico. Cosa significa?

Fabio Cimaglia / LaPresse

2016: autarchia non è utopia

Silvio Berlusconi, scopritore del 70enne allenatore Arrigo Sacchi nel 1987, dichiara oggi, Anno Domini 2016, che il suo sogno è quello di un Milan Autarchico. Forse non tutti sanno cosa significhi questa parola ormai desueta, demodè, derelitta. Autarchia significa, leggendo direttamente dal dizionario: “bastare a sé stesso. Condizione di autosufficienza del saggio il quale raggiunge la felicità liberandosi dalle passioni che lo legano al mondo degli altri. O, anche, autosufficienza economica tale che un paese possa produrre all’interno tutto ciò di cui ha bisogno, rinunciando così agli scambi economici con l’estero”. L’Italia sentì parlare di Autarchia ai tempi del fascismo. Wikipedia esprime in sintesi estrema il concetto di autarchia applicato agli anni della seconda guerra mondiale: “In Italia fu adottata una politica autarchica come risposta alle sanzioni economiche, quali il blocco del commercio d’armi, imposte dalla Società delle Nazioni per l’invasione dell’Etiopia”.

LaPresse/Spada

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In pratica, in quel periodo, l’Italia venne “punita” per avere invaso l’Etiopia, e questa punizione consistette in una sorta di “embargo”. Gli italiani, a quel punto, si ingegnarono, come succede spesso al nostro popolo. E fecero di necessità virtù. Scienza e tecnologia subirono una violenta accelerazione. Nacquero, fra mille altri, prodotti come la Masonite, il Linoleum, le lastre Securit, la fibra Lanital, il Rayon, e via discorrendo. In pratica, autarchia è un “faccio da me” all’ennesima potenza. Durante la guerra, un’Italia esclusa forzatamente dal contatto col mondo, approfittò dell’occasione per dare il meglio di sé in quasi tutti i campi. “Il bisogno aguzza l’ingegno” pare dunque essere l’assioma che governa in regime di autarchia. Anche perché, molto spesso, autarchia fa rima con austerità.

LaPresse/Spada

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E qui ritorna Silvio B. Il quale, guardandosi attorno, e ancora in attesa di “mister Untouchable” e dei suoi 480 milioni, si rende conto della sua impossibilità (comune peraltro a molte squadre di serie A italiane) a competere con squadre e presidenze oltreconfine. Ergo: no campioni, no top-players, no trippa per gatti. A questo punto, intelligentemente, Silvio B. suggerisce a sé stesso, ai suoi tifosi, e al suo Milan, di non perdere più tempo, inutilmente, alla ricerca di “campioni a costo zero” e di “allenatori miracolosi”. E consiglia, visti i tempi di forte crisi economica, una scelta drastica, in linea con i tempi: un Milan Autarchico, tutto italiano, una cantera rossonera, un rifondamento stesso del pensiero Berlusconiano, una implicita ammissione del semplice concetto: “soldi non ce ne sono più, cerchiamo di fare con quello che possiamo allevare in casa”.

Jonathan Moscrop

Jonathan Moscrop

Dicono le leggende che proprio Sacchi, nel corso della sua prima esperienza da allenatore, al Fusignano, ebbe l’ardore di chiedere all’allora presidente del club, Alfredo Belletti, l’acquisto di un libero. La risposta, esaustiva, del signor Belletti, di fronte alla richiesta di Sacchi fu: “Non ci sono soldi. Dia la maglietta numero 6 a Tizio e costruisca su di lui il ruolo di cui ha bisogno”. Ecco, potremmo dire che la strada è tracciata. La direzione è quella. Agli addetti ai lavori tocca solo prendere le giuste decisioni. Autarchicamente. Forse, riprendendo un vecchio slogan politico degli anni 70, si potrebbe proprio dire che oggi, Aprile 2016, nel calcio e non solo, Autarchia non è Utopia.