Domenica 11 Dicembre

A tutto Sacchi: “monetina di Alemao? Se parlo vado in galera. Le liti con Van Basten e la sfida a Maradona…”

LaPresse/Spada

Nel giorno del suo 70esimo compleanno, Arrigo Sacchi ripercorre tutta la sua lunghissima e vincente carriera: tra retroscena e ossessioni

galliani sacchi70 anni da profeta. Di Fusignano, ovvio. Un soffio alle candeline, poi spazio solo all’amore di sempre: il calcio. “Estate 1954, sono in vacanza con i miei genitori a San Mauro a Mare. Nello stabilimento balneare c’è un televisore, uno dei pochi a quel tempo. Trasmettono una partita del Mondiale. Io scappo dall’ombrellone e corro là: mio padre mi ritrova dopo un’ora, mi avevano issato su un tavolino perché potessi guardare meglio. Già allora era un’ossessione“. Arrigo Sacchi si racconta in una lunga intervista alla Gazzetta Dello Sport nel giorno del suo 70esimo compleanno.

Fine anni Sessanta. Dirigevo il calzaturificio di mio padre, ero in Olanda per lavoro. Fu allora che mi innamorai del calcio totale. Il calcio nasce dalla mente. Michelangelo diceva che i quadri si dipingono con il cervello, le mani sono soltanto strumenti. La stessa cosa vale per il calcio”, prosegue Sacchi. Che poi passa a raccontare i suoi anni rossoneri: “Debuttavamo in campionato contro il Pisa che io avevo affrontato, in B, pochi mesi prima. Feci vedere a Baresi e agli altri come giocava quel Pisa. Una cosa normale. Poi si romanzò molta. Cosa dissi prima di affrontare il Napoli di Maradona? Una cosa semplice, “contadina”: non fategli arrivare il pallone, sennò ci castiga. Difesa alta e fuorigioco a metà campo. Vincemmo 4-1”.

Il calcio, per Sacchi, una vera ossessione: “Prima delle partire dormivo poche ore, pochissime. Ero sempre teso, pensieroso. Studiavo strategie, pensavo a che cosa dovevo dire ai giocatori. Ho dato la vita per il calcio, e il calcio mi ha ripagato”. Gioie e dolori, come la monetina di Alemao che fece perdere uno Scudetto al Milan: “quella volta ci furono cose poco chiare. Poi ho saputo, però sto zitto sennò mi mettono in galera: diciamo che la politica non fu estranea a quella vicenda”.

LaPresse/Piero Cruciatti

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Dal campo alla panchina, il giudizio di Sacchi: “I migliori oggi? Ancelotti, Guardiola e Mourinho. Carlo è un maestro nei rapporti. Pep è un professore sul campo. Mou è carismatico e ha metodi innovativi”. Infine, il racconto di un diverbio con Van Basten: “Accadde a Parma, gennaio 1991. Perdevamo 2-0, io ero squalificato e ordinai al mio vice Galbiati di cambiare Van Basten. Marco mi chiese spiegazioni. Gli dissi che stava giocando male. Mi rispose: “C’erano altri che giocavano male, perché ha tolto me?”. “Perché gli altri correvano, tu no”. Mi chiese quindici giorni di riposo per riflettere. Glieli concessi. Dopo tre giorni voleva essere reintegrato, ma io gli spiegai che mi aveva chiesto quindici giorni e non erano ancora passati”.