Lunedi 5 Dicembre

Quando la Formula 1 prende il volo

LaPresse/Photo4

Il mestiere di pilota e il fattore rischio quando le vetture “volano”

Alonso ha fatto un bel volo. E averlo visto in diretta tv, dopo che si è visto qualche GP dal vivo, e si ha quindi presente cosa vuol dire la “velocità” delle F1, riporta alla memoria la pericolosità del mestiere di pilota. Negli anni passati, la pericolosità del lavoro del pilota era pari al fascino emanato da questi eroi del motore. Pericolo, fascino, soldi, donne, champagne, aerei privati, follia.

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Al giorno d’oggi siamo meno abituati a vedere e ad assistere in prima persona ad incidenti che hanno nella loro pericolosità la loro forza mediatica, e non solo. Macchine sicure. Scocca indistruttibile. Vie di fuga ampie e sicure. Così, per assistere a qualche incidente da brivido, occorre ritornare a casi isolati, come quello Schumi che si infila dritto nelle gomme a Silverstone, o quel Massa che finisce anche lui nelle gomme di protezione perché ha preso un bullone in faccia da Barrichello, o quel Kimi in mezzo alle fiamme di qualche gran premio fa a causa di un surriscaldamento inusuale.

LaPresse/ANGELO ORSI

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Per parlare di incidenti veri, le cui cause sono invece state fortunatamente nulle o quasi per i piloti, ecco che, partendo da quello di Alonso, in volo verso le barriere nel gran premio di Melbourne, viene alla mente subito dopo il volo di Robert Kubica in Canada, 2007, pauroso per davvero quell’incidente, tanto che quando la vettura di Kubica si fermò, sottosopra, si temette il peggio estremo per il pilota cecoslovacco, e a seguire, sempre di volo si trattò, il tremendo impatto di Barrichello in quello che rimane senza dubbio il più tragico fine settimana della Formula 1 sino ad ora, 30 aprile e primo maggio 1994, quando morirono Senna e Ratzenberger, mentre per “Rubino” le cose andarono molto meglio, nonostante la drammatica e spettacolare “esperienza aerea” del brasiliano. Una cosa accomuna questi 3 incidenti: quando le Formula 1 volano, non è mai un buon segno.