Lunedi 5 Dicembre

La maratona di Milano: dalla corsa del messaggero Filippide ai maratoneti 3.0

LaPresse/Fabio Ferrari

Maratona di Milano: non è solo questione di chilometri

La maratona di Milano porta con sé la gioia di vedere migliaia di persone correre, impossessandosi di una metropoli troppo spesso sulle prime pagine mediatiche a causa di smog, inquinamento e traffico.

LaPresse/Fabio Ferrari

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La maratona di Milano porta con sé il disagio di tutti quelli che non amano correre e non amano vedere limitata la propria libertà a causa di una corsa podistica; e nella città milanese il numero di queste persone non è da sottovalutare. La maratona di Milano porta con sé i dubbi che riguardano i cambiamenti che questa corsa ha avuto negli ultimi decenni. Maratona: 1) dal nome della località attica di Maratona, dalla quale, secondo la leggenda, un messaggero corse velocemente fino ad Atene per annunciare la vittoria di Milziade sui persiani (490 A.C.), morendo poi per lo sforzo compiuto. 2) della città di Maratona, in Attica, dalla quale il messaggero Filippide corse senza sosta alla volta di Atene (dove morì subito dopo, stremato) per annunciare la vittoria di Milziade sui Persiani, nel 490 A.C. Ecco, forse sta tutto qui il dubbio che riguarda i cambiamenti avvenuti all’interno del concetto di Maratona.

LaPresse/Fabio Ferrari

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Chi corre oggi una maratona è superallenato, preparato da tempo grazie rigide e inflessibili tabelle di marcia, ha macinato chilometri e chilometri per abituarsi alla distanza, indossa le migliori scarpe tecnologicamente studiate per la corsa, ha calze alte fin sotto il ginocchio per evitare chissà cosa (o è solo moda?) solitamente protegge i suoi occhi con occhiali supertecnici, cerca di non arrossare i suoi capezzoli evitando loro inutili sfregamenti con tessuti inadatti allo sforzo, si idrata con sostanze che spesso aiutano non poco le prestazioni fisiche, ascolta musica che aiuta a diminuire il senso di fatica, segue diete che portano il suo corpo ad essere essenziale al momento della gara, ha quasi unicamente come mèta ultima un proprio record personale.

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Ecco, verrebbe da chiedersi: cosa rimane in questi egoistici maratoneti 3.0, sempre eleganti, belli, fisicati, allenati, ben nutriti, ben vestiti, all’ultima moda sia nell’energizzante che nell’occhiale, di quello spirito altruistico che mosse Filippide a dare la sua vita? Quanti dei maratoneti in vista a Milano darebbero la proprio vita, alla fine della gara, per qualcuno che forse magari nemmeno conoscono? Quanti di loro correrebbero fino al sacrificio estremo della loro vita per salvare un greco di Attica, probabilmente immigrato clandestinamente? Maratona. Maratona. Maratona. Non è solo questione di chilometri corsi in fretta. Non lo è mai stata. Non lo sarà mai.