Martedi 6 Dicembre

Golf: Jordan Spieth ancora in vetta all’Augusta Masters ma McIlroy è a un passo

LaPresse/Reuters

Jordan Spieth continua con successo a stare in vetta alla classifica dell’Augusta Masters ma Rory McIlroy gli sta alle calcagna

Jordan Spieth, numero due mondiale e campione uscente, ha mantenuto la leadership con 140 colpi (66 74, -4) nell’80° Masters Tournament, il primo major stagionale che si sta svolgendo sul percorso dell’Augusta National GC (par 72), ad Augusta in Georgia.

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In una giornata dalle condizioni molto difficili per il forte vento si è portato dal nono al secondo posto con 141 (70 71, -3) il nordirlandese Rory McIlroy, numero tre del world ranking e uno dei soli quattro concorrenti capaci di scendere sotto par (parziale di 71, -1), fornendo al torneo ulteriori contenuti molto interessanti per le ultime 36 buche. Naturalmente, anche se al vertice ci sono due dei tre più attesi protagonisti, perché il terzo, l’australiano Jason Day, 15° con 145 (+1), almeno per ora è un po’ indietro, i giochi non sono certo chiusi.

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Sono in corsa ancora in tanti, a iniziare da Scott Piercy e dal neozelandese Danny Lee, terzi con 142 (-2), per proseguire con Brandt Snedeker, con il danese Soren Kjeldsen e con il giapponese Hideki Matsuyama, che è apparso uno dei giocatori più determinati e in forma, quinti con 143 (-1). Hanno chances anche i classificati all’ottavo posto con 144 (par): Dustin Johnson, Daniel Berger, lo spagnolo Sergio Garcia, l’inglese Danny Willett, l’irlandese Shane Lowry, il thailandese Kiradech Aphibarnrat e il dilettante Bryson DeChambeau, vincitore dell’US Amateur, che sull’ultima buca ha perso la seconda posizione per un triplo bogey da inesperienza (72, par).

LaPresse/XinHua

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Anche se non sta esprimendo un gioco convincente Jason Day può ancora riproporsi, ma a questo punto dipenderà anche dal ritmo di chi lo precede. Hanno ceduto gli inglesi Paul Casey e Justin Rose, 23.i con 146 (+4) dopo un 77 (+5) realizzato da entrambi, e dovrà rassegnarsi a subire la tradizione negativa del “Par 3 Contest” Jimmy Walker, stesso score, il quale si affiancherà a tutti i vincitori della gara-spettacolo che anticipa il Masters sin dal 1960 e mai in “giacca verde” nello stesso anno. Irrimediabilmente staccati Keegan Bradley, l’inglese Ian Poulter e lo svedese Henrik Stenson, 33.i con 147 (+3), l’australiano Adam Scott e il thailandese Thongchai Jaidee, 42.i con 148 (+4), Patrick Reed, il tedesco Martin Kaymer e il sudafricano Louis Oosthuizen, 47.i con 149 (+5), e Bubba Watson, ultimo dei 57 rimasti in gara con 150 (+6).

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Hanno lasciato la compagnia Phil Mickelson, 58° con 151 (+7), il sudafricano Charl Schwartzel, Zach Johnson e Tom Watson, 66 anni e applaudito per tutto il percorso, 63.i con 152 (+8), il deludentissimo Rickie Fowler, Jason Dufner, il sudafricano Ernie Els, il nordirlandese Graeme McDowell e il fijiano Vijay Singh, 69.i con 153 (+9).

Jordan Spieth, al terzo Masters in carriera (secondo nel 2014 alle spalle di Bubba Watson e, come detto, campione uscente), ha segnato per la prima volta su dieci giri un punteggio sopra par (74, +2). In vetta dopo il turno iniziale con un 66 (-6), è partito con due birdie, ma un doppio bogey alla quinta buca è stato l’antefatto di un cammino piuttosto sofferto, pure se proseguito sempre al comando. Dopo un terzo birdie all’8ª sono arrivati  due bogey di fila. Il birdie alla 15ª lo ha riportato in par, con tre colpi di margine su McIlroy, ma altri due bogey (16ª e  17ª) hanno praticamente rimescolato tutte le carte.

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“Oggi – ha detto al termine il 23 texano di Dallas – è stata veramente dura. La partenza, per la verità, è stata da sogno, poi però il vento, con le sue raffiche mutevoli, e le condizioni del campo che sono cambiate nel corso del pomeriggio mi hanno indotto a pensare che il par sarebbe stato un buon risultato. Non è avvenuto, ma a conti fatti sono ancora in testa. Domani dovremmo incontrare le stesse difficoltà, se non maggiori, e il modo migliore di affrontarle sarà di far finta che stia cominciando un nuovo torneo e provare a battere soprattutto il campo. Si, giocherò insieme a McIlroy. Abbiamo effettuato insieme le prime 36 buche nella scorsa stagione e sarà sicuramente un round molto divertente, ma non ci saremo solo noi. Io credo che chiunque tra i primi 23 in classifica, con una prestazione sopra le righe, possa emergere”.

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Rory McIlroy ha firmato lo score più basso insieme a Dustin Johnson, a Daniel Berger e a Troy Merritt (stessa posizione di Jason Day). Una prodezza se pensiamo che solo in dodici hanno ottenuto il 72 del par, mentre gli altri 73 contendenti sono andati sopra e molti anche abbondantemente. Il nordirlandese ha recuperato tre colpi a Spieth con parecchia sofferenza in avvio (due birdie, un doppio bogey e un bogey in sequenza dalla 2ª alla 5ª buca) e con un bel recupero nel finale con tre birdie nelle ultime sei buche dopo un altro bogey.

“I punteggi sono abbastanza eloquenti – il commento del quasi 27enne nordirlandese, che imponendosi nel Masters completerebbe il “grande slam” avendo già nel palmares gli altri tre major – per sottolineare le difficoltà odierne. Superate le prime nove buche con qualche danno, ma relativo se penso ai problemi che hanno creato, mi sono detto che avrei dovuto procedere pensando solo a salvare il par e a sfruttare i par cinque. Sono stato in grado di farlo e poi ho chiuso con un gran putt alla buca 16. Quello è stato un autentico bonus. Sono veramente contento perché mi trovo nella posizione ideale per affrontare gli ultimi due giri”. Jason Day si è espresso con un 73 (+1) dopo due colpi guadagnati a metà strada (tre birdie e un bogey) e tre bogey nel resto del tracciato.

Il montepremi è di 10.000.000 di dollari, pari a quello di altri due prossimi major, l’US Open e il PGA Championship, e inferiore solo a quello del The Players Championship (12-15 maggio), il più ricco in assoluto con 10.500.000 dollari.