Domenica 4 Dicembre

Fascia al braccio e Coppe al cielo, le Maldinate, il sorriso: ciao Cesare, campione e uomo vero

Jonathan Moscrop

Cesare Maldini lascia un vuoto incolmabile nel mondo del calcio: dalla Coppa al cielo alzata a Wembley con il Milan alla panchina della Nazionale

Federico Tardito

Federico Tardito

Cesare Maldini e’ stato un grande del dopoguerra. Difensore di grande spessore, e’ stato il primo italiano a sollevare la Coppa dei Campioni nel 1963 a Wembley, ha indossato 14 volte la maglia azzurra segnando un gol, E’ stato allenatore del Parma, del Foggia, della Ternana, e vice di Nereo Rocco al Milan. Fu pure vice di Enzo Bearzot in Nazionale nel 1982, quando gli azzurri vinsero il mondiale. Conquisto’ tre volte il titolo europeo alla guida dell’Under 21. Aveva poi preso la Nazionale azzurra maggiore ai Mondiali del 1988 e del Paraguay nel 2002. Era triestino ed aveva 84 anni. Oltre che sul campo, da giocatore e allenatore, lo abbiamo frequentato al ristorante l’Assassino di Milano, covo rossonero, dove faceva baldoria con Nereo Rocco, suo mentore, e con il celebre telecronista Nicolo’ Carosio, che si presentava alla cassa con voce stentorea e diceva: “Sono Nicolo’ Carosio, il conto e lo sconto” fra le risate divertite di Cesare e del “Paron”. Maldini arrivava con la sua Porsche, mangiava un secondo e poi, in un tavolo d’angolo del raffinato locale milanese, improvvisava con i suoi partner – tutti forti della loro celebrita’- scenette da film, portando la mortadella e salame e chiedendo “all’oste Ottavio Gori” (che si infuriava minacciando di cacciarli via per indegnita’) mezzo litro di vino. Le sofisticate frequentatrici del locale restavano allibite, ma Cesare era un bell’uomo e gli lanciavano occhiate di fuoco. Da giocatore era il perno della difesa rossonera e per alcuni, rari errori che commise, nacquero le famose “maldinate”.

Lapresse/Jonathan Moscrop

Lapresse/Jonathan Moscrop

Quando prese guida della Nazionale A dopo Arrigo Sacchi (un super-raffinato), la sua gestione alla buona venne definita “pane e salame”. Cesare comincio’ nella Triestina esordendo in serie A ventunenne a Palermo (0-0) il 24 maggio 1953 e poi passo’ al Milan, chiamatovi dal suo concittadino Nereo Rocco. Il suo orgoglio di padre fu che Paolo, suo erede, ha giocato sempre in rossonero e col Milan ha fatto il suo esordio in serie A a 17 anni, il 20 gennaio 1985 a Udine (1-1) entrando al posto di Battistini. Cesare segui’ passo dopo passo il figlio Paolo che detiene il record di presenze in rossonero: oltre 800, piu’ di Baresi (719), di Costacurta (662) e persino di Rivera (658). Una volta, per la tv svizzera, intervistammo il capostipite della famiglia per un documentario sulla “Dinastia dei Maldini”. In famiglia stava crescendo un altro calciatore, Christian, figlio di Paolo. “Ha grandi doti” ci disse Francesco Zagatti -uno degli osservatori del settore giovanile del Milan. e somiglia molto a Paolo nel modo di atteggiarsi in campo”. Nonno Cesare, orgoglioso ma severo, intervenne : “Lasciatelo stare, e’ solo un bambino, si deve divertire, poi si vedra’”. Oggi Christian nell’Almanacco del calcio e’ nella lista della “primavera” rossonera e magari in un prossimo futuro sara’ un altro della stirpe dei Maldini a entrare nella leggenda, chissa’.

LAPRESSE

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La premiata ditta Maldini detiene un record, difficilmente battibile: ben dieci finali di Champions League. Certo, non tutte vinte: Cesare ne ha giocate due, vincendone una; Paolo ha dato il suo contributo alla partecipazione del Milan a ben otto (cinque vinte). Insomma, nella bacheca di casa Maldini ci sono sei Coppe dei Campioni, undici scudetti (sette Paolo, quattro il padre), quattro Supercoppe europee (Paolo), due Coppe Intercontinentali e poi Coppa Italia, Supercoppa di Lega e trofei di ogni foggia. Inoltre i due hanno giocato ben 140 partite in Nazionale (126 Paolo, 14 Cesare). Cesare e Paolo, altro fatto forse irripetibile, sono stati per due anni dal 1996 al 1998 insieme in azzurro: Paolo alle dipendenze di suo padre c.t. Quale famiglia puo’ vantare un simile palmares? Nessuna nel mondo. Ma il merito e’ tutto di nonno Cesare, che diede il via alla leggenda, e ora non c’e’ piu’. Gli avevamo telefonato quando aveva compiuto gli ottant’anni. Ci aveva risposto con un filo di voce: “Lasciami stare”. Ma non lo dimenticheremo mai. (ITALPRESS)