Domenica 4 Dicembre

Com’è cambiata la moda nel tennis: dallo stile total white alle divise fluo, viaggio fra i look dei campioni

Dal completo  rigorosamente bianco ai colori sempre più fluo l’immagine del tennista  si è sempre più legata al look in campo: viaggio della moda nel tennis

Ci è capitato spesso di passeggiare per i mercatini rionali e mercatini delle pulci, curiosare tra bancarelle e stand cercando di scovare l’oggetto particolare che richiami la nostra attenzione o stimoli un ricordo, un emozione. In Italia i mercati sono parte integrante della cultura, del territorio e del folklore della città. Probabilmente è un  modo anticonvenzionale di fare shopping a volte  più divertente di un giro in monotoni centri commerciali. Si respira  un’atmosfera piacevole dove  i venditori non sono mai pressanti e ci propongono nei propri stand oggetti di ogni tipo: da pezzi unici di antiquariato a modernariato, mobili, a quadri, libri, dischi; che si tratti di vestiti o  accessori vari ci si ritrova in mano oggetti e/o indumenti che stimolano la nostra curiosità sulla storia si nasconde dietro, ne apprezziamo la semplicità, i colori leggermente sbiaditi e  persino  quell’ odore di chiuso, di vecchio.

Bjorn BorgPotremmo considerarlo come una sorta di viaggio in epoche mai vissute ma conosciute,  indumenti già visti  e mai indossati. E così,  ritrovare in un cassetto una polo Fila anni ’70 (dai  colori sbiaditi, a righe verticali e dal  colletto in cotone blu) acquistata presso uno dei mercatini rionali di Milano fa rivivere in ognuno di noi tanti ricordi e tante emozioni: un eleganza formale di un marchio di abbigliamento associato al profilo di un grande campione di tennis del passato.

Proprio così. Perchè ogni campione del tennis che si rispetti, nell’immaginario collettivo si associa sempre ad un marchio di abbigliamento sportivo  (vuoi la  strategia marketing, vuoi la qualità dell’indumento)  conferendo di fatti al  tennis il titolo di  primo,  forse unico,  sport in cui l’immagine dei giocatori si associa ad un brand.

jimmy-connors-and-arthur-asheOggi i marchi storici della racchetta resistono e difendono con difficoltà la propria nicchia di visibilità. Negli ultimi tempi si è parlato a lungo dell’ ingresso di una azienda come H&M sul mercato dell’abbigliamento tennistico, che insieme a Ralph Lauren, sembra anticipare  grossi cambiamenti in questo settore così appetibile per l’enorme popolarità di cui gode. Oggi il tennis è uno degli sport più praticati al mondo, raccogliendo intorno a sé un buon numero di appassionati e un business  non di poco conto. Il giro d’affari è milionario, gli spot commerciali, le apparizioni glamour dei tennisti  e le collezioni che si susseguono stagione dopo stagione spingono  milioni di appassionati ad acquistare  accessori dello stesso brand del proprio idolo.

Negli ultimi anni la ricerca di tessuti e materiali si è fatta sempre più tecnologica, per agevolare al massimo la performance dell’atleta sul campo: i capi indossati, candidi o sgargianti, lunghi o corti che siano, devono essere comodi, leggerissimi, traspiranti  e persino sexy. Da diversi decenni, i confini tra il mondo del tennis e le tendenze  della moda si sono assottigliate parecchio.  L’alone di eleganza e raffinatezza associata al gioco del tennis, le gonne lunghe, le impeccabili divise bianche,  le sue tradizioni, i codici ed  i  riti di una disciplina nobile hanno subito un declino, suggestionando l’immaginario collettivo a favore di  una  ricerca esasperata dell’innovazione tra  colori vivi e completini sempre più stretch.

47017Da Wimbledon alla Terra Rossa, passando per gli Us Open all’Australian Open , i campi da tennis sono sempre stati, in fondo, anche una passerella su cui esibire il proprio stile.  Shorts, magliette e soprattutto outfit personalizzati che fin dagli esordi del tennis hanno contraddistinto i professionisti più celebri. Passando da un completo rigorosamente bianco, imperativo di Wimbledon, sinonimo di sobrietà dove anche la stampa del logo dello sponsor non risultava ben visibile fino alle tenute più eccentriche e fantasiose, talvolta  autoprodotte dai tennisti stessi.

Suzanne Lenglen

Suzanne Lenglen

Dai  primi anni del 900, che imponevano abiti lunghi, il cappello e corpetti di pizzo alle donne e per gli uomini pantaloni lunghi in lino o flanella a seconda della stagione, camicia con maniche lunghe ed un gilet per gli uomini passiamo agli anni ’20 con Suzanne Lenglen. Una campionessa leggendaria, una donna libera che ha cambiato il modo di giocare e di vedere il tennis. Si muoveva come una fata, come una ballerina, evidentemente qualcosa è rimasta delle lezioni di danza classica che frequentò  da bambina. Ma dietro la grazia e la leggerezza si nasconde  lo spirito competitivo dei grandi campioni. E’ stata lei per prima a portare sul campo una rivoluzione in tal senso: ha accorciato e alleggerito gli abiti, indossando anche una specie di reggicalze per la corsa e i salti, particolarmente comodi per i canoni di allora. Gli anni ’30 videro in scena  due campioni Fred Perry e René Lacoste che, oltre ad aver portato nelle rispettive patrie vari titoli (Wimbledon e Coppa Davis), hanno fatto del proprio stile anche un business internazionale diventando imprenditori dell’abbigliamento sportivo. Il piccolo coccodrillo francese cucito sul petto delle celebri polo e la corona d’alloro ricamata sono i due marchi  che a partire dagli anni ’60 sono diventati molto popolari prima tra i giovani  sportivi.

Lacoste

Lacoste

Fred Perry e Renè Lacoste. Stilisti, tennisti, simboli di un’epoca che ancora va avanti nel tempo.

Il coccodrillo, questo il soprannome di René Lacoste, nel 1927 in seguito ad una scommessa fatta col capitano della squadra francese di Coppa Davis,  al quale promise una valigia in coccodrillo se avesse trascinato la sua squadra alla vittoria contro gli Stati Uniti portò inconspevolmente la stampa del piccolo coccodrillo sulle maglie che poi divenne il simbolo che accompagnò Lacoste per tutta la vita, fino a diventare con gli anni uno dei marchi più famosi del tennis commercializzato.

Il “coccodrillo” era anche un modo per sottolineare lo stile di gioco di Lacoste, lento e quasi tutto da fondo campo, ma preciso, millimetrico, cinico. Fu Lacoste ad ideare un tessuto più leggero e traspirante rispetto ai materiali utilizzati fino ad allora dove le maniche corte ed i colletti larghi e morbidi avevano lo scopo di rendere i movimenti del tennista più fluidi. Create per il gioco del tennis, le polo Lacoste sono diventate capi di riferimento per outfit quotidiani anche fuori dal campo.

Lea Pericoli Wimbledon 25 giugno 1964

Lea Pericoli Wimbledon 25 giugno 1964

Negli  anni ’40 i calzoncini corti per gli uomini  furono introdotti per la prima volta da  Benny Austin, a Wimbledon. Le donne invce solo il  decennio successivo  potettero  scoprire le gambe in campo e correre libere verso la pallina in modo piu agile e  libero. L’italiana Lea Pericoli, famosa anche per le sue acconciature,  fu la pioniera in fatto di gambe scoperte  con rouches, pizzi,  e persino biancheria intima in vista.

La Pericoli si affermò  per la sua caparbietà e  per la tenacia con cui giocava. Il suo tennis fu atletico e difensivo, e la sua immagine rivoluzionò completamente il modo di pensare e soprattutto di vestire.

Tacchini, Ellesse e Fila

Sergio Tacchini, è considerato un innovatore nel mondo del tennis perchè ha dato impulso all’introduzione dei colori nell’abbigliamento tennistico, sino ad allora (anni ’60), dominato dal bianco. Ricordiamo John McEnroe ed ultimo Novak Djokevic.  Tacchini, dopo anni di assenza nel circuito tennistico internazionale, nel 2013 ha ripreso a vestire il tennis mondiale sponsorizzando alcuni giocatori tra i quali Tommy Robredo. Sponsorizza il Monte-Carlo Rolex Masters e gli atleti delle Federazioni Tennis serba e monegasca. È attiva anche nella progettazione e realizzazione di calzature tecniche  per il tennis non competitivo e per il tempo libero.

John McEnroe

John McEnroe

Negli anni settanta e ottanta un concorrente di Tacchini era Ellesse, brand rosso arancio il cui nome nasce dalle iniziali del fondatore Leonardo Servadio. Iniziò la sua attività nel campo dell’abbigliamento sportivo principalmente in campo sciistico. A metà anni settanta, fece il suo ingresso nel tennis attraverso la sponsorizzazione delle più famose e forti tenniste del mondo, fra le quali l’americana Chris Evert e  molti tornei internazionali, soprattutto femminili, come l‘Ellesse Women’s Circuit  realizzato alla fine degli anni settanta dall’avvocato-tennista italiano Dino Papale e fondatore e general manager della WTA. Furono anni gloriosi,  la qualità di un cotone mai così fine e traspirante, e la portata di un design innovativo, con colori più forti e giovanili sino al tramonto nel 1993 con la cessione definitiva alla holding inglese Pentland Group.

Per Fila il tennis rappresenta il debutto nello sport: il brand inizia a firmare   completi che si discostavano dai tradizionali (sempre rigorosamente bianchi) ed introdusse il cotone a costine. Negli anni settanta il marchio è stato  adottato da campioni come Guillermo Vilas  ma soprattutto Bjorn Borg (ricordiamo il completino con la polo con le maniche a righe rosse e blu, divenuto iconico e come tale recentemente riproposto). In Italia Fila vestì Adriano Panatta,  giocatore italiano più rappresentativo di quegli anni, per proseguire l’ascesa  negli anni ottanta e novanta con Gabriela Sabatini, Monica Seles  e Boris Becker, atleti che si sono distinti sia per i loro risultati sportivi sia per il loro stile unico in campo. Per ventidue anni Fila è stata sponsor del US OPEN di tennis, oggi  è  in mani coreane e sponsorizza tennisti come Andreas Seppi, Janko Tipsarevic e James Blake.

Borg La tecnica del gioco era già cambiata negli anni ’70: le impugnature erano cambiate, il modo di allenarsi stava cambiando ed infine anche la moda e lo stile nel tennis stavano cambiando. La moda nel tennis subiva le sue conseguenze proprio quando la WCT (World Championship Tennis) autorizzò finalmente gli uomini a giocare con le magliette colorate dando il via libera alla fantasia e alla personalizzazione dello stile dei tennisti in campo. Tra i più eccentrici ricordiamo le magliette rosse del nostro Adriano Panatta, le fasce in testa dell’eccentrico  John Patrick McEnroe, le righine minuscole dello svedese Bjorn Borg, cappelli e fasce fluo, i capelli lunghi e il look un po’ trasandato tipico anni ’80 di Andre Agassi, la grande aquila disegnata sulle maglie del cecoslovacco Ivan Lendl, le T-shirt a scacchi di Pete Sampras.

ellesseLo stile dei tennisti è diventato negli ultimi anni qualcosa che va oltre il gioco del tennis e la moda stessa: è il modo con cui i giocatori parlano di loro stessi e del loro modo di giocare.  Dallo stile di Roger Federer elegante e sobrio in tinta unita, al contrapposto stile eccentrico delle sorelle Venus e Serena Williams.   Tempi in cui i tennisti vestivano soltanto di bianco sono un lontano ricordo: con Nike ed altri brand il tennis diventa spettacolo con grandi stars che si esibiscono sul palcoscenico del campo.

Serena e Venus Williams

Serena e Venus Williams

Il fatto che negli anni il tennis sia diventato uno sport sempre più seguito e praticato, la presenza di campioni che grazie alle loro vittorie e alle loro personalità sono diventati dei ‘personaggi’ di caratura mondiale, hanno contribuito a fare del tennis uno sport sempre più al servizio della moda. Gli sponsor sono sempre più riconoscibili e di conseguenza i completini sono diventati una bandiera sempre più piccola da sventolare sui fisici prestanti degli atleti/e.

Il problema non è la difesa nostalgica di un  passato, ma a volte il  rispetto del buon gusto; non deve essere un modo per rimpiangere i tempi che furono ma  solo un modo per riconoscere (specie per i più giovani)  la storia e le tradizioni che hanno accompagnato questo bellissimo sport.  A Wimbledon oggi l’imposizione del bianco continua ad essere vigente: esempio di rigore ed eleganza, tradizione e stile impeccabile che non risparmia neppure chi assiste alle partite dagli spalti.

wimbledoonUn torneo unico e – secondo molti – troppo legato ad antiche tradizioni, ma dove i  giocatori in tenuta bianca che si muovono in armonia  sul verde perfettamente curato è uno spettacolo che ancora oggi  coinvolge milioni di spettatori in una sorta di feudo protetto  e responsabile custode del tempo.

E’ sempre bello esagerare ma fatelo con stile.