Venerdi 9 Dicembre

Balotelli, di super c’è solo il rimpianto: Conte, l’Italia e un carro su cui non saliamo

LaPresse/Fabio Ferrari

Una buona prestazione contro la Juventus non può valere una convocazione al prossimo Europeo: ecco perché non saliamo sul carro azzurro di Mario Balotelli

LaPresse/Spada

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Novanta minuti non possono bastare a cancellare una stagione. O, per meglio dire, le ultime tristi stagioni. Quello visto a San Siro contro la Juventus è il Mario Balotelli versione deluxe: corsa, grinta, sacrificio, fase difensiva. E tanta classe, quella mai stata in discussione. Talento puro ma svogliato. Storia ormai nota. Il Milan che ci punta e poi lo scarica, il Liverpool che lo ‘regala’, il ritorno in rossonero con un epilogo giù scritto. “Mario dovrà convincerci a trattenerlo anche per la prossima stagione”, le parole di Adriano Galliani di pochi giorni fa. Stagione (l’ennesima) buia, poi lo squillo contro la Juventus: una grande prestazione che non può assolutamente bastare. O che forse basterà al Milan e a Galliani, da sempre ‘innamorato’ di Super Mario e del suo agente Mino Raiola. Vicende interne alla società rossonera, capace di cambiare repentinamente idea su Mario: dalla mela marcia presidenziale al gran ritorno estivo.

LaPresse/Gerardo Cafaro

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Ma l’azzurro no, sarebbe troppo. Sono bastati novanta minuti per rimettere in moto un carro in cui noi sinceramente non abbiamo alcuna intenzione di salire: Mario di occasioni per dimostrare tutto il suo talento ne ha avute anche troppe, sprecandole tutte. Una dietro l’altra, Mondiale del 2010 incluso. E adesso non ci sentiamo proprio di schierarci con chi sponsorizza a Conte la convocazione di Super Mario in vista del prossimo campionato Europeo in Francia. Potenzialmente è il miglior attaccante italiano, di questo ne siamo sicuri anche noi: ma finché il talento rimarrà sulla carta, Balotelli non merita la chiamata dell’Italia. Pronti a ricrederci e fare un passo indietro con la speranza che Mario stupisca tutti in questo finale di stagione, ma al momento novanta minuti sono davvero pochi per farci cambiare idea.