Mercoledi 7 Dicembre

Maradona, i tweet e i veri campioni

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Le frasi pesanti di un vero campione e i tweet effimeri dei calciatori di oggi

Fanny-Neguesha-Mario-Balotelli-WAG-21Siamo ormai abituati a parlare di calciatori solo in termini di ingaggi, di incidenti d’auto, di fidanzate fighe e spesso nude, o quasi. Siamo abituati a parlare di Balotelli per il suo look, di Ibra per i suoi tatuaggi, di Cristiano Ronaldo per i suoi presunti flirt. Siamo, purtroppo, da tempo, usi a considerare i calciatori una sorta di strana specie umana: dedita a guadagnare in fretta un sacco di soldi, e in maniera altrettanto veloce sperperare futilmente montagne di danaro. In supercars. In orologi limited edition. In motoscafi estivi usa&getta. I calciatori sono diventati (o lo sono sempre stati?) esseri umani che si accoppiano con veline televisive (o aspiranti tali) al fine di produrre gioia e cash per i cuori senza scrupoli di venditori di sogni. Cartacei o digitali non fa alcuna differenza.

LaPresse/PA

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L’uso dei social ha amplificato in maniera esponenziale e personale l’esposizione mediatica dei calciatori. Con il risultato che tutti loro (i giocatori) possono postare in qualunque momento della loro vita le loro opinioni, pensieri, riflessioni sulla vita in generale. Il risultato sono parole vuote di contenuto, spesso e volentieri nascoste da simboli grafici quali #!”&$£ e altrettante emoticon-faccine-simbolini. Il deserto dei tartari, avrebbe titolato Buzzati. Il vuoto cosmico. La fiera del nulla.

Eppure, nella storia del calcio, qualche giocatore che si è espresso con parole proprie anche fuori dal seminato territorio calcistico, c’è stato. E, forse, vale la pena ricordarlo, in questi tempi caratterizzati da un estremo vuoto a perdere. Se pensiamo all’inutilizzato potenziale mediatico di queste star del pallone, e leggiamo poi frasi sconnesse sulla falsariga di “forza ragazzi” “in viaggio verso Roma” “eccoci qui, pronti” “momento relax” “allenamento finito, ora si gioca!” viene da rimpiangere quel tipo di giocatore che era conscio della potenza delle sue frasi espresse.

MaradonaUno su tutti: Diego Armando Maradona. Sentite, e leggete, queste sue parole, dette da un argentino, a proposito dell’Argentina, di un problema nazionale, di un presidente: “Ci sono madri che in Argentina ancora stanno cercando, trenta anni dopo, dove sono i loro figli, o meglio, dove sono le ossa dei propri figli. Per questo io non perdono l’ex presidente Menem, di cui pure sono stato amico, per l’indulto che ha concesso agli autori di questi misfatti. Questa storia mi ferisce ancora oggi, ancora adesso.” Si sta parlando di “desaparecidos”, di dittatura militare, di un popolo impaurito, a cavallo fra gli anni 70 e gli anni 80.

Ma tutto questo, nel 2016, è solo acqua passata. Nel nostro tempo non c’è più spazio per politica, impegno sociale, lotta. Oggi tutto è “social”, mentre niente è “sociale”. Tutto passa. Come sono passati i veri campioni. Come Diego Armando Maradona. Oggi ci restano solo patetici ed effimeri tweet. Come questo, di ieri: Aleeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeex.
Il problema è che c’è anche di peggio.
Ciao Maradona, e grazie!