Sabato 10 Dicembre

La morte del rugby italiano

LaPresse/Alfredo Falcone

Sesto cucchiaio di legno al Sei Nazioni per la Nazionale Italiana di rugby, sconfitta anche in Galles

Imbarazzante. Sconsolante. Angosciante. L’Italia del rugby vince a mani basse il suo 6° cucchiaio di legno, e lo vince meritatamente, senza che nessuno abbia avuto il coraggio di dire: “No, non è giusto!”. Tutti d’accordo, il cucchiaio di legno si veste di tricolore, per la sesta volta in 16 anni.

rugby Non c’è che dire, siamo davvero forti nella palla ovale. C’è stato un tempo in cui è stato bello sognare. Eravamo “deboli” ma pieni di orgoglio e innocenza. E gli stadi erano pieni. E i tifosi speravano, prima o poi, di vincere. Purtroppo non è andata così. E la parabola della palla ovale del rugby italiano è arrivata alla sua fine, che non coincide affatto con una mèta. Sesto cucchiaio, 29 mète subite, 14 infortunati, un allenatore francese che sembra abbia allenato sino ad oggi un’altra squadra, tanto che pare che questi numeri drammatici non lo tocchino assolutamente. Abbiamo perso per strada i Bergamasco, i Lo Cicero, i Perugini. Non abbiamo avuto le “palle” per sostituirli degnamente. E non si parli ancora di mancanza di fondi, di mancanza di “giovani”, di mancanza di organizzazione. È la testa, da sempre, che fa la differenza, nei risultati. E nell’Italia del rugby le teste sono troppe. Allenatore, senatori, giovani, federazione. Troppa gente a dare direzioni e direttive. Occorre scegliere chi comanda. E seguirlo.

In silenzio.