Venerdi 9 Dicembre

Jimmy Butler: from zero to hero, da senzatetto a stella NBA

LaPresse / Noah K. Murray

So che pubblicherai la mia storia. L’unica cosa che ti chiedo è di non scrivere in maniera tale che le persone si sentano in colpa e provino compassione per me. Non lo sopporto, non c’è niente di cui dispiacersi. Queste difficoltà mi hanno reso l’uomo che sono” (Jimmy Butler a Chad Ford giornalista Espn)

Ennesima favola di quelle che l’America sforna fin troppo spesso. Adolescente, nero, con ottime doti cestistiche, un’infanzia difficile, problemi in famiglia. La storia di Jimmy Butler è leggermente diversa, lui dall’età di 13 anni, una famiglia non ce l’ha avuta. A dirla tutta Jimmy per 4 anni non ha avuto nemmeno una casa, un letto, un pasto caldo. La vita di Jimmy Butler assomiglia a quello di Michael Oher, giocatore NFL la cui vita è diventata prima un libro e poi il famoso film The Blind Side, con Sandra Bullock.

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Non mi piace la tua faccia, te ne devi andare“, questa è la frase che il piccolo Jimmy si è sentito dire all’età di 13 anni, prima di essere buttato fuori di casa dalla madre. Jimmy si ritrova di colpo ad aver perso tutto, per colpa di una strega cattiva. Passa 4 anni a girovagare da novello Oliver Twist per le strade di Tomball, uno fra i quartieri più malfamati di Houston. Cerca un pasto caldo alle mense per senzatetto, chiede aiuto a centri di accoglienza, quando gli va di lusso un amico lo ospita a casa sua per una notte, quando non ha questa fortuna dorme dentro una scatola di cartone, al freddo, sotto un ponte. La forza di Jimmy sta nella sua testa, nella maturità di un ragazzino che forse è cresciuto troppo in fretta e che deve ogni giorno lottare per sopravvivere, pensieri che non sfiorano minimamente la tranquillità di un 13enne comune. Jimmy riesce a stare lontano dalla criminalità, dalla prospettiva seducente di una vita migliore basata sullo spaccio e sulla violenza, continua ad andare a scuola anche se con voti non proprio altissimi, ma di più non si può pretendere.

LaPresse / EFE /Kamil Krzaczynski

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In una cosa la vita ha sorriso a Jimmy: il talento nel basket. A 17 anni frequenta la Tomball High School e fa parte della squadra liceale. Tra i compagni conosce un certo Jordan Leslie, che un giorno con aria arrogante decide di sfidarlo in una gara da 3 punti: Jimmy stravince. Leslie stupito dal suo talento decide di invitarlo a cena a casa sua. Qui Jimmy conosce la donna che gli cambierà la vita: la signora  Michelle Lambert, mamma di Jordan Leslie, venendo a conoscenza delle condizioni di Butler, lo ospita a casa.

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Una notte, poi quella successiva, la settimana, il mese l’anno dopo. Jimmy quella casa non la lascia più, ha trovato una nuova famiglia. Non che le condizioni economiche dei Leslie fossero eccelse: famiglia allargata, 7 figli, a fine mese si fanno i salti mortali ma ci si arriva. Un posto per Jimmy c’è ugualmente. “mi hanno accettato non perchè fossi bravo a giocare a basket ma per quello che ero. La signora Lambert mi ha dato amore, ciò di cui avevo bisogno“, dichiarò Butler in seguito. La vita di Jimmy cambia radicalmente anche grazie all’amore di Michelle, che considera come la sua vera madre. La donna lo tratta al pari dei suoi 7 figli, si interessa a lui, lo stimola, lo sprona. E lui ripaga tutto il suo affetto dando il massimo in quel che gli riesce meglio: giocare a basket.

 LaPresse/ Reuters / Mike DiNovo

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Nell’anno da senior a Tomball HS chiude a 20 punti e 9 rimbalzi di media. Nonostante queste prestazioni non arrivano borse di studio e si ritrova in un Junior College, a Tyler. Qui domina e viene nominato nel quintetto All American. A questo punto le grandi università si fanno avanti, Kentucky, Clemson, Mississippi State, ma la signora Lambert lo spinge a Marquette, dove Butler può ricevere la preparazione accademica migliore per potersi fare una vita anche dopo il basket. La senior night a Marquette è il momento più toccante della vita di Butler e della signora Lambert probabilmente. “Sono felice e orgogliosa di lui. Finora tutti hanno sempre dubitato di Jimmy. Lui ha cambiato la nostra vita, ha reso migliore la nostra famiglia“, ha detto la signora Michelle. La risposta di Jimmy: “la adoro. Loro sono la mia famiglia, Michelle è mia madre“.

Butler  (1)Terminata la stagione collegiale, Butler aspetta il Draft. “Spero che qualcuno gli dia una possibilità, nessuno finora ha mai creduto in lui. Sono pronta a dare il mondo a coloro che gli daranno una chance“, dice emozionata la signora Michelle. E quell’occasione gliela danno i Chicago Bulls scegliendolo come trentesima e ultima chiamata al Draft. Jimmy ce l’ha fatta: from zero to hero, da senzatetto a stella NBA. Adesso non gli resta altro che portare i Bulls in vetta alla lega affrontando mostri come Durant, Curry e LeBron, ma per uno che ha avuto il suo passato, queste sono sciocchezze, d’altronde non c’è da aver paura, è solo basket.