Martedi 6 Dicembre

Germania-Olanda 1974, l’insegnamento di Johan Cruijff: si può perdere vincendo

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Perdere Vincendo: l’insegnamento inconsapevole di Johan Cruijff, il RE

Avevamo 10 anni. Una piccola squadra di calcio. Unita. Tanto compatta da decidere (i genitori, chiaro) di trascorrere le vacanze estive nella stessa località balneare. Sembrava incredibile anche a noi, calciatori pulcini, bimbi imberbi, uomini in divenire, il ritrovarsi anche d’estate con i migliori amici, e poter giocare a calcio quando volevamo: spiaggia, campetto, cortile serale. Un sogno.

LaPresse/Actionpress

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Quell’estate, fra l’altro, si giocavano i Mondiali. Era il 1974. E i nostri genitori ci facevano sedere con loro, nella “sala tivù dei grandi” per guardare insieme, tutti quanti, padri e figli, le partite. Un solo schermo. Una sola passione. Un solo pallone. Così, di partita in partita si arrivò alla finale. Sapevamo sarebbe stata una bella partita; non eravamo consci del fatto che sarebbe stato un incontro che ci avrebbe cambiato la vita. In campo, la solida e strutturata Germania, dalle maglie bianche, che giocava in casa, in uno stadio fantascientifico, e doveva vincere assolutamente. Nell’altra metà del campo, gli arancioni d’Olanda, capelli lunghi, magri, sorridenti, esponenti di quello che i nostri genitori chiamavano il “calcio totale”.

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Di loro, degli olandesi, si dicevano cose pazzesche: tipo che forse era vero che avessero trascorso la vigilia della finale in compagnia delle loro mogli, facendo addirittura sesso! Il fischio d’inizio spazzò via inutili commenti e segreti da comari, offrendo a noi spettatori emozioni a non finire. Su tutti, su quello schermo da poco tempo diventato a colori, regnava un RE: Johan Cruijff, il numero 14. Correva, dribblava, saltava, tirava, difendeva, attaccava: non si fermava mai. A noi, piccola squadra di periferia, abituata alla dottrina dogmatica del nostro allenatore catenacciaro, quel Cruijff sembrava un extraterrestre. Sembrava facesse solo quello che gli diceva il suo talento. Era un calciatore libero. La partita andò come andò. Risultato finale Germania 2 Olanda 1. Germania campione del mondo. Ma non fu questa la cosa importante di quella giornata. La cosa fondamentale, che tutti, padri e figli, da quel giorno portammo per sempre dentro di noi, era che avevamo capito una cosa fino a quel momento impensabile: si poteva perdere vincendo. Grazie, anche di questo, RE Johan.