Sabato 10 Dicembre

“Festa della Donna”, la storia di Stamata: quando il rispetto vale più di una medaglia

Stamata Revithi, la Maratoneta non voluta. Che si guadagnò il rispetto. Ricordiamola nel giorno della Festa della Donna

Si chiamava Stamata Revithi. Nel 1896 corse la maratona. Lei, una donna. Corse. Quando le donne non potevano correre. Nel 1896, durante i giochi della Prima Olimpiade, manifestazione a cui potevano partecipare solo atleti maschi, Stamata si presentò al via della Maratona. E corse. Corse. Corse. Anche se non poteva. Anche se i giudici la tennero forzatamente fuori dal percorso dei maratoneti maschi. Ma lei non ne volle sapere. Corse al di fuori del circuito, ma corse. Pensava fosse un suo diritto. E con il suo carattere, fu impossibile fermarla. Immaginatela: una donna, sola, che corre la maratona costeggiando il percorso ufficiale. Come a sfidare le leggi esistenti. Quasi a dire al mondo: “non è l’ufficialità che mi interessa, a me interessa correre. E correrò!” Che si tratti di verità o leggenda, lasciateci dire che è una gran bella storia da raccontare oggi. Stamata Revithi, donna greca, viveva in una situazione economica non florida. Sentito dire da qualche suo conoscente corridore che se avesse corso la maratona sarebbe diventata famosa e avrebbe guadagnato dei soldi, Stamata decise che avrebbe corso. E così fece. Presentandosi al via. Ma la cultura del tempo non ammetteva donne in gara. Le donne dovevano pensare alla salute dei figli e a obbedire ai mariti. Stamata non si diede per vinta. E anche se respinta ufficialmente, corse la sua maratona. Corse da sola. A fianco dell’ufficialità. Ci vollero dei militari per deviare il suo percorso. E a Stamata fu impedito forzatamente l’ingresso allo stadio dove era previsto l’arrivo. Stamata allora, sdegnata e stremata, corse lo stesso lungo il perimetro dello stadio, a completare la distanza che ancora le mancava per raggiungere la sua meta. E completare l’opera. Stamata Revithi aveva corso la maratona. Incurante di tutto e di tutti. E aveva guadagnato una cosa che prima non aveva: il rispetto. E il rispetto, vale molto di più di una medaglia. Da sempre.