Domenica 4 Dicembre

Come il Milan si è trasformato in una lacrima

LaPresse/Spada

Da un allenatore all’altro, il “male di vivere” rossonero

È un triste Milan, quello in visione in questo campionato. È una squadra che nessuno riesce più a guarire, un team che sembra ammalato di un male oscuro, quasi avesse contratto il mal di vivere. Si tratta di un undici che, “no matter what”, quando scende in campo, pare scordarsi qualsiasi consiglio, suggerimento, coesione. Trasformandosi così in una sorta di “armata” senz’armi, priva di un condottiero, e orfana di entusiasmo, gioco, coraggio. È il Milan, la squadra di cui stiamo parlando. Quello stesso Milan che cambiò i parametri del “giuoco del calcio”, che ne conquistò le più alte vette senza l’uso delle bombole, che ne dettò tempi e modi per anni e anni. Quel Milan è evaporato, divenendo ricordo nebulizzato nelle menti dei tifosi di sempre.

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Quel Milan è diventato una lacrima. Quel che ne resta, oggi, è l’ennesimo allenatore, solo e abbandonato, incapace di agire e reagire, di fronte a ciò che ha davanti agli occhi e dentro al cuore. Miha è al capolinea, d’accordo. E poi? Altri sono già transitati da quello stesso capolinea, altri sono già stati condannati dal pubblico di quello stadio, altri si sono già bruciati su quella panchina che ormai nessuno vuole più sedere. Berlusca boccia e cambia. Galliani aggiusta a costo zero. I tifosi contestano e abbandonano.
Si va beh, ma poi? Esatto: si, va bene, ma poi?