Sabato 10 Dicembre

Bici in pericolo: chi difende i ciclisti su strada?

Dobbiamo agire per proteggere chi va in bici!

Lo avevamo già detto tempo fa. Ritorniamo oggi sull’argomento, e lo facciamo purtroppo, controvoglia, perché a spingerci è la morte di un ciclista. Anzi, di 2 ciclisti. Uno è un povero 76enne, amatore, travolto e ucciso da una Dacia Duster guidata da una donna che, una volta investito il ciclista, ha pensato bene di scappare. La 52enne si è poi pentita e presentata a una Caserma. Restano a terra un morto, due feriti e la brutta abitudine che a morire sia sempre il più debole, il più indifeso, e mai il prepotente distratto.

Antoine Demoitié1 Già: chi difende i ciclisti su strada? Nessuno. Se è vero, come è vero, che è recentissima la notizia che Antoine Demoitié, ciclista professionista di 25 anni, è deceduto, dopo essere stato investito da una moto che lo ha urtato violentemente al volto, dopo che lo stesso Demoitié era caduto a terra a causa di un incidente di gara. Occorre dire BASTA! Non si possono fare chilometri di pista ciclabile senza peraltro proteggere i ciclisti anche in città, vigilando sull’uso costante di telefonini e altro a bordo di vetture e camion. Ormai in macchina la gente fa di tutto: telefona, manda e legge messaggi, guarda foto e video. Quando un automobilista si accorge del ciclista, spesso è troppo tardi. Cosa aspetta lo Stato Italiano? E, sul versante professionistico, cosa si aspetta a far diminuire il numero di ciclisti in gara? Se portassimo da 9 a 8 e da 8 a 7 (tappe e un giorno) il numero di atleti per squadra, avremmo lo stesso spettacolo e meno infortuni. Ne siamo certi. Cosa si aspetta dunque, da una parte e dall’altra, a proteggere questi uomini che amano la bicicletta? Sarebbe un grande segnale di civiltà. E noi ce lo aspettiamo. Il momento è quello giusto. Forza. Azione!