Domenica 4 Dicembre

Angeli con gli sci

Prima che accadono gli incidenti, il salto con gli sci può sembrare facile e poetico

Siamo abituati a vederli volare. Letteralmente. Sospesi, nel cielo. A chissà quanti metri d’altezza. I grandi sci piegati verso il loro corpo, anch’esso piegato, a formare un tutt’uno; strani uccelli colorati che si librano in aria, approfittando delle correnti d’aria, senza sbattere le ali.

LaPresse/REUTERS

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Prendono la rincorsa da uno scivolo che ricorda infantili parchi da gioco. Uno scivolo perennemente innevato, con due solchi profondi a guidare la strada verso il salto. Solitamente stanno seduti su di un asse di legno fino a poco prima che arrivi il loro turno; la loro partenza. Il loro decollo. Poi si alzano in piedi e un attimo dopo sono già accovacciati, a uovo, le braccia all’indietro, a prendere velocità. Per spiccare poi, alla fine della bianca discesa forzata, un balzo verso l’infinito. Un salto con gli sci. Perché questo fanno, questi attillati e poetici volatili: saltano con gli sci. E quando lo fanno loro, sembra tutto così semplice, facile, leggero, bello. Stanno in volo, solitari, per un po’.

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Poi si decidono a perdere quota. E si avvicinano alla madre terra. Alla neve. Quando sono vicinissimi all’atterraggio, con una mossa unica e velocissima, aprono le braccia, mettono un piede in avanti e piegano il ginocchio opposto. Et voilà. Contatto avvenuto. Rimane il lavoro dei giudici che devono stabilire quanti metri è durato il loro volo con gli sci ai piedi.

diethartTutto questo è venuto in mente a chi, recentemente, ha visto schiantarsi prima Lukas Muller e in seguito Thomas Diethart. Il pensiero, un attimo dopo averli visti in balìa del vento e della forza di gravità, è stato: “a vederli, sembrava tutto così facile e romantico. Evidentemente non è così”. Pensiero banale. Dedicato con il cuore a tutti quelli che praticano questa folle e bellissima disciplina sportiva: il salto con gli sci.