Mercoledi 7 Dicembre

Allegri racconta… Allegri “casinò, cavalli e spose sull’altare: quante c*****e in vita mia”

LaPresse/Daniele Badolato

Un Massimiliano Allegri ‘segreto’, dal rapporto con Berlusconi alla scaramanzia di Cellino: “dopo la sconfitta di Napoli volevano farmi il funerale”

LaPresse/Daniele Badolato

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“Dopo Napoli volevano farmi il funerale. Ho detto: ora mi diverto io”. Niente fiori né lacrime, ma solo grinta, impegno e fame da cannibali: la rinascita della Juventus è tutta qui, specchio fedele delle parole e del carattere del suo allenatore. “Ma non porto mai rancore, è una fatica inutile. Il calcio è una chiacchiera da bar. Fanno tutti i professori, parlano di tattiche e schemi, ma la verità è che nel pallone non si inventa nulla dal ’92, dall’abolizione del passaggio indietro al portiere. Il resto sono puttanate”, è un Massimiliano Allegri diverso dal solito quello che si racconta nel corso di una lunga intervista a GQ. “Nella vita ho fatto tante cazzate e sulla mia carriera di allenatore nessuno avrebbe scommesso un mezzo caffè. ‘Allegri è un coglione’, dicevano. ‘Gioca al Casinò, punta sui cavalli, ha lasciato la sposa sull’altare, è solo una testa matta’. Diventare chi sono è stato sfidare un pregiudizio. Dimostrare che le origini hanno un senso: vengo da Livorno, sono di scoglio e lo scoglio, come si sa, è duro”.

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Nel corso dell’intervista, Allegri parla del rapporto con alcuni presidenti, da Cellino a Berlusconi: “Cellino era scaramantico, il suo numero preferito era il 23. Il suo attaccante preferito, Larrivey, non segnava quasi mai, Cellino decise di aiutarlo e fargli indossare il 23: la domenica successiva vincemmo per 3-2. Larrivey segna con la sua 23 e fa gol anche Matri, che indossava la numero 32. Cellino era in estasi. Aggiunse il numero del terzo marcatore, Conti, che portava il 5 e giocò i numeri al Lotto. Berlusconi? Hanno romanzato tanto, inventando dissidi e complotti, ma la verità è che con il Berlusca ho sempre avuto un ottimo rapporto. E’ simpatico. Anzi, molto simpatico. Poi se mancano i risultati ci si può dividere, ma il rispetto reciproco non è mai mancato”.