Sabato 3 Dicembre

Un occhio al Cholo

LaPresse/EFE

Impegno, disciplina, lotta: forse a qualche squadra italiana farebbe bene un allenatore come “El Cholo”

Non è detto che vincano sempre e per forza i più bravi. Spesso vincono quelli che lottano”. Parole di Diego Pablo Simeone, uno che non scherza. Uno che ad averlo accanto a tavola mette soggezione solo con lo sguardo. Uno con cui è meglio non avere mai uno screzio. Chiedere al Ronaldo from Brasil del periodo interista per maggiori ragguagli in proposito. Diego Pablo è uomo tutto d’un pezzo. Lo si era visto sul campo.

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Lo si è visto da allenatore. Niente fronzoli. Niente piagnistei. Niente scuse. A fronte alta, sempre, davanti a tutto e tutti. Diego Pablo Simeone è sempre stato uno che, per primo, ci ha messo la faccia. La sua. Eppure non è stato tutto rose e fiori. Eppure, non è tutto rose e fiori. Per l’appunto. El Cholo, a 35 anni, nel Febbraio del 2006, esordisce come allenatore nel Racing di Avellaneda, una settimana soltanto dopo aver detto addio al calcio giocato. Forse un filino troppo in fretta. Ma tant’è, El Cholo è così. Il Racing navigava in bruttissime acque e aveva bisogno di un cambio “guida”.

simeoneSimeone allenatore soffre molto all’inizio della carriera. In 6 anni 5 squadre argentine. A cui aggiungere l’italiana Catania. I successi sono davvero pochi. Gli insuccessi e le insoddisfazioni, al contrario, molti. Simeone è in crisi. Cosa fare da grande è la domanda che lo assilla nel 2011.

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In questa situazione di stasi arriva la chiamata che si rivelerà fondamentale per la vita del Cholo. Caminero, suo fidato compagno nel centrocampo dei “colchoneros”, lo chiama all’Atletico Madrid per allenare la squadra.
Nello spogliatoio Diego Pablo incontra giocatori smarriti. I loro nomi: Courtois, Falcao, Arda Turan, fra gli altri. Qui parte il nuovo corso del Cholo. Qui rifiorisce un vecchio amore. Qui rinasce l’Atletico Madrid. Qui si formerà uno spogliatoio granitico, di una forza disumana, basato su ferree leggi dettate dal Cholo stesso: impegno, disciplina, lotta all’ultimo pallone. Rabbia. Atletico Madrid. Qui si fa la storia, vincendo la Liga contro Barcellona e Real. Qui, per un pelo, non si fa il miracolo, se non fosse che le partite di oggi durano più dei 90 minuti regolamentari, specialmente le finali di Champions, specialmente quelle che gioca il ricco Real Madrid.

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Ma andiamo avanti. Il primo Atletico del Cholo è un meccanismo ad orologeria perfetto, preciso, puntuale.
Tutti sanno cosa devono fare. Tutti corrono a perdifiato. Tutti sono legati fra loro da un patto unico e inscindibile. Poi succede che, come sempre, le cose cambiano, i giocatori vengono venduti, lo spogliatoio si sgretola pian piano e il morale scende di livello. Ecco, El Cholo a nostro parere sta vivendo un altro momento di empasse. Ma siamo convinti che le caratteristiche che lo hanno contraddistinto prima come giocatore e poi come allenatore farebbero davvero molto comodo a molte squadre di Serie A. Forse, specialmente, a una sua vecchia squadra che oggi respira troppo cachemire e poca voglia di essere una squadra unita e cazzuta.
A buon intenditor…