Sabato 10 Dicembre

Sci, il grande ritorno della “valanga azzurra”

LaPresse/Reuters

Da Pierino a Dominik: il ritorno della valanga azzurra! Vecchio e nuovo dello Sci

Era il 1974. Mese di Gennaio. Il Presidente della Repubblica Italiana si chiamava Giovanni Leone. Gli anni di piombo erano nell’aria e sarebbero arrivati di lì a poco a straziare il nostro paese. La forte crisi petrolifera aveva appena obbligato gli italiani alle “targhe alterne”. La “televisione” proiettava ancora immagini in bianco&nero.

Lapresse

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Si correva lo slalom gigante a Berchtesgaden, in Germania, il posto in cui sorge il leggendario “Nido delle Aquile”, rifugio invernale di Adolf Hitler. Le gigantesche, primitive e pesantissime telecamere d’allora non poterono raggiungere le quote necessarie per le riprese dell’evento. Si corse il gigante e l’ordine d’arrivo finale fu questo:

  1. Piero Gros
  2. Gustav Thoni (Thoeni)
  3. Erwin Stricker
  4. Helmuth Schmalz
  5. Tino Pietrogiovanna

Ecco, la notizia è che, al di là di Pierino Gros e Tino Pietrogiovanna, i cui nomi e cognomi sono facilmente attribuibili ad atleti italiani, anche Stricker, Thoeni e Schmalz facevano parte della nazionale azzurra di sci. 5 italiani nei primi 5 posti. Il giorno dopo, Massimo di Marco, giornalista sportivo, definì la squadra di sci italiana
la valanga azzurra”. Fu quello il giorno in cui lo sci italiano arrivò dove mai era arrivato prima.
Un dominio assoluto. Una vera e propria “valanga”. Qualcosa di straordinario. Qualcosa di mai visto,
e che nessuno, al di fuori degli spettatori presenti e dei pochi giornalisti accreditati, vide mai, in effetti.

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Di quella “valanga azzurra” rimangono in mente i capelli lunghi e il sorriso gioioso di Pierino Gros, la parlata secca e decisa di Gustav Thoeni, i baffi di Tino Pietrogiovanna e i cappelli da cow-boy portati in alta quota dal d.t. di quella squadra, Mario Cotelli. La valanga rotolò fino al 1976 circa. Fino a smettere la sua corsa, definitivamente, nel 1979. Di neve ne dovette cadere parecchia perché si riparlasse dello sci italiano, dopo che la valanga ebbe esaurito il suo ciclo naturale. Ci volle un bolognese pazzo per far tornare a parlare di sci in Italia.

LAPRESSE/ALDO MARTINUZZI

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E nel mondo. Ci volle Alberto Tomba.

“Tomba la Bomba” dominò speciale e gigante per un decennio circa,
dal 1986 al 1998.

Furono anni, quelli del Tomba vincente, emozionanti, folgoranti, spettacolari. Tomba pareva incollarsi alla neve, con una trazione “da paura” dovuta alla sua imponente massa muscolare.

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Tomba faceva la differenza quando era il momento di farla. Grande forza mentale o assoluta incoscienza? Ancora nessuno è riuscito a capirlo. Fatto sta che alcune “seconde manche” di Alberto sono scolpite per sempre nella memoria di chi le ha viste. Forza. Potenza. Irruenza. Tomba scendeva e pareva trascinare a valle con sé tutto quello che trovava, paure e avversari compresi. Alla fine, vinceva lui.

Abituati a veder slalomeggiare, fra i paletti stretti, fisici minuti come quelli di Thoeni prima e dello svedese Stenmark poi, quando la prestanza fisica di Tomba si impossessò delle specialità tecniche parve una cosa irreale a tutti. Sembrava impossibile. Eppure fu proprio grazie a questo gigante nato vicino a Bologna che lo sci italiano tornò a calcare i palcoscenici mondiali dopo l’addio della “valanga anni 70”.

Negli anni fra il 94 e il 98 è da ricordare anche la “quota rosa” di vittorie portata all’Italia da Deborah Compagnoni, vincitrice di 3 medaglie d’oro in 3 differenti edizioni dei Giochi Olimpici Invernali. Quest’anno, dopo un silenzio forse troppo lungo, lo sci italiano sta tornando a far parlare di sé.

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Non sappiamo se sia il caso di iniziare a fare scomodi paragoni o tornare a parlare di vecchie valanghe, però è indubbio che qualcosa, finalmente, si sta muovendo.

Con grande piacere di tutti, addetti ai lavori e non. Peter Fill, from Bressanone, vince a Kitzbuhel, sulla storica Streif che metteva i brividi anche al “Kaiser” Franz Klammer.

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Nadia Franchini, di Lovere, vince la discesa libera di La Thuile, davanti alla regina Vonn. Nella stessa discesa arriva terza, sul podio, Daniela Merighetti, di Brescia. E non è finita qui. Dominik Paris, nato a Merano, si impone con forza e coraggio sulle nevi di Chamonix, sempre nella libera, mentre Stefano Gross, originario di Bolzano, si lamenta di tutto e tutti ma arriva comunque terzo nello slalom parallelo di Stoccolma. Si dice che se son rose fioriranno. Aggiungiamo che se son fiocchi “valangheranno”. E scusate, per una volta, l’italiano.