Mercoledi 7 Dicembre

Quel che resta del Super Bowl

LaPresse/REUTERS

Era il numero 50. Cosa ha lasciato dietro di sé?

Lo ammettiamo: non avevamo mai visto un Super Bowl. Detto così, a pochi giorni dalla conclusione del 50° Super Bowl, sembra quasi una bestemmia. Eppure è la verità. Erano altri gli sport che seguivamo e seguiamo con passione. Il football americano non era mai stato fra questi. Poi succede che, causa un’influenza di stagione, ci si ritrovi fermi, bloccati in casa, a dover per forza di cose leggere dei libri e guardare la tivù.

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Complice la classica telefonata dell’amico “patito” degli sport Made in USA, ecco che il canale prescelto diventa giocoforza quello dove si potrà vedere la 50° edizione del Super Bowl. A distanza di qualche giorno, cosa rimane in tasca a chi ha visto questo Super Bowl? O meglio, cosa rimane in tasca a un italiano di questo evento molto americano? Andiamo in ordine, sparso.

Ci ricordiamo un ragazzo di colore, tale Cam Newton, con tanto di arrogante numero 1 sulle spalle, che veniva costantemente abbattuto a terra dai difensori della squadra avversaria, in malo modo, prima di poter lanciare quella palla ovale stretta fra le sue mani.

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Ci ricordiamo un Peyton Manning definito PeytOne dagli addetti ai lavori, il numero 18 sulla schiena e sulla pancia, lo sguardo assente, vitreo, altrove, che cercava di lanciare palle ovali utili ai suoi compagni di squadra, non riuscendoci quasi mai, e portando a termine, pur vincendo, una partita davvero insignificante. Ci ricordiamo un signore abbastanza anziano, capelli di un bianco accecante, sempre super concentrato quando inquadrato, che ha fatto vincere, da allenatore della difesa quale è, il titolo ai suoi amati Broncos.

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Ci ricordiamo una strepitosa Lady Gaga di rosso vestita cantare in maniera eccelsa e sentita l’inno americano, quello Star Spangled Banner tanto amato e cantato da tutti gli americani. Ci ricordiamo delle potenti e possenti gambe di Beyoncè, tanto in primo piano e tanto esibite da incuter quasi soggezione allo schermo. Ci ricordiamo che uno spot pubblicitario durante l’intervallo può costare ben 5 milioni di dollari per un tempo pari a circa 30 secondi.

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Ci ricordiamo i Coldplay di Chris Martin intrattenere i circa 70.000 presenti con qualcuna delle loro canzoni di musica leggera, mentre la ex-moglie di Chris, Gwyneth Paltrow, assisteva allo show seduta sugli spalti dei vip. Ci ricordiamo gli aerei supersonici sfrecciare nel terso cielo di San Francisco. Ci ricordiamo gli arbitri lanciare fazzoletti in aria e uno di loro, il capo, parlare agli spettatori tramite un microfono. Ci ricordiamo fisici improbabili stretti in guaine colorate forse troppo aderenti per essere credibili. Ci ricordiamo caschi belli e lucenti. Ci ricordiamo un palco gigantesco montato in 7 minuti e nello stesso infinitesimale tempo smontato e sparito. Ci ricordiamo uno show televisivo perfetto nei tempi, nei modi, nello stile. Ci ricordiamo tutto. O quasi.
E la partita?
Ah, perché, c’è stata una partita?