Venerdi 9 Dicembre

“Paura da calcio di rigore”, questione di carattere: quelli che preferiscono non guardare

LaPresse - Spada

Calci di rigore e ansia da prestazione calcistica: non è solo colui che lo esegue ad avere paura, proviamo ad analizzare chi si volta per non guardare l’attimo in cui questo gesto calcistico si compie

“Nino non aver paura di calciare un calcio di rigore” cantava Francesco De Gregori in una delle canzoni più belle del cantautorato italiano. La paura di calciare un rigore, quante volte abbiamo provato ad immedesimarci in una situazione simile? Un rigore che può decidere la partita ed il giocatore di turno che si prende la gravosa responsabilità del gesto.

Ma calciare un calcio di rigore non racchiude solo il timore dello stesso atleta ad affrontare il gesto tecnico. La paura di calciare un calcio di rigore è presente anche dall’altra parte della scena. Le paure che un gesto di questa levatura può portarsi dietro infatti non coinvolgono solo il calciatore protagonista del “penalty” in questione, coinvolgono un’intera squadra, un’intera massa di tifosi che mettono su un cosmo di emozioni contrastanti.

LaPresse/Davide Anastasi

LaPresse/Davide Anastasi

Paura ed entusiasmo si contrappongono, la delusione è dietro l’angolo, ma ciò che sta per succedere potrebbe farti provare una gioia indescrivibile. Proprio per questo molti non reggono agli attimi che si svolgono tra la preparazione al rigore e il rigore stesso. Molti preferiscono non guardare a cosa vanno incontro. Mani sul viso, spalle girate e trepidazione. In un gesto tra lo scaramantico e il timoroso, per leggere poi solo sul volto degli altri la gioia o la tristezza. Per immaginare la scena come la vorremmo noi nella nostra testa e alla fine esultare insieme a chi l’ha visto, a chi ha sopportato questa maledetta ansia da prestazione calcistica.

LaPresse/Daniele Badolato

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Questo deve essere successo ieri a Gianluigi Buffon durante Juventus-Inter. La partita appare equilibrata. La sua squadra è avanti di un gol, ma un’azione dei nerazzurri potrebbe mettere a rischio il risultato. Così Alvaro Morata appena entrato si procura un rigore. Si appresta ad eseguirlo. Poggia la palla sul dischetto. Gigi è già voltato, guarda la curva che di solito è alle sue spalle. Cerca di leggere l’espressione del volto dei sui tifosi. Troppo tifoso per guardare lui stesso. Quando l’attaccante bianconero segna il popolo juventino urla, scalcia, si dimena, alza le mani al cielo. Il portierone bianconero spettatore per 30 secondi compie insieme ai suoi sostenitori per una volta le stesse gesta, urla come il più accanito degli ultras. Scoprendo poi che non è stato l’unico a non voler guardare. Anche Massimiliano Allegri ha preferito voltarsi dall’altra parte.

Scelte. Chi guarda e chi non ce la fa. Chi ha il coraggio di tirare un calcio di rigore e chi non ha nemmeno il coraggio di guardare cosa succede. Anche questo è il bello del calcio, anche questo e ciò che ci spinge ogni domenica a guardare 22 uomini piuttosto atletici che corrono e si affannano dietro ad una palla che rotola.