Giovedi 8 Dicembre

Michael Jordan, il Re della palla a spicchi

LAPRESSE/ZUMAPRESS

Compie gli anni il più grande di sempre: il re della palla a spicchi compie 53 anni

michael jordanPoi arrivò “la lingua” di Jordan. E nulla fu più come prima. Nel basket. Nello sport. Nell’imprenditoria.
Michael Jordan. MJ. Air Jordan. 23. Chicago Bulls. Il più grande giocatore di basket. La summa di tutto ciò che si era visto prima di lui su di un parquet coi canestri. La fantasia e la capacità di essere un funambolo del basket, proprietà di Magic Johnson; la freddezza e la capacità innata di scoccare l’ultimo tiro vincente, proprietà di Larry Bird; la poliedricità e la capacità di giocare quindi in ogni ruolo del quintetto, proprietà di Oscar Robertson; l’assenza di peso e gravità e la capacità straordinaria di “volare”, proprietà di Julius Erving; il carisma, l’immagine e la capacità di essere leader incontrastato e indiscusso, proprietà di Bill Walton. E molto altro ancora.

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Se è vero, come è vero, che la carriera di MJ non riguardò solo il campo da pallacanestro, ma anche il campo finanziario. La sua capacità di creare “un marchio” intorno al suo nome fece sì che la Nike chiamò un paio di scarpe col suo nome. Ad oggi sono ancora le scarpe più vendute. MJ ringrazia. E incassa. Detta così sembrerebbe una questione di pura immagine, di creazione di un logo, di arricchimento personale studiato a tavolino. Una fredda operazione di marketing all’americana. Non è così. Non fu così. Anzi, la storia di Michael Jordan è intessuta e contrappuntata da incredibili e fortissime emozioni. Era il 1982 quando nella finale NCAA la sua University of North Carolina sfida Georgetown, capitanata da Patrick Ewing. 61.000 spettatori seduti al SuperDome. 17 milioni seduti sul divano di casa che guardano la partita in tivù. 15 secondi al termine della partita. Tiro di MJ. Vince UNC. Michael diventa Michael Jordan. NBA. Era il 1989 quando Chicago batte i Cavalieri di Cleveland con un tiro di Jordan all’ultimo secondo. Per molti, questo tiro è diventato “the Shot” per la sua intensità e bellezza. 3 secondi alla fine del match. Rimessa laterale per i Bulls. MJ si libera con una danza frenetica dei suoi 2 marcatori. Riceve palla. Finta col corpo un movimento a destra. Tutta Cleveland si sposta. MJ invece scatta a sinistra.

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Solo, si invola. E mentre è in “volo” in aria, in movimento da destra a sinistra, scocca il tiro. Vincente. Il salto di Jordan dopo che il pallone entra nella retìna è entrato nella storia e dimostra la difficoltà e la bellezza di quel canestro. È The Shot. E siamo nel 1998 quando MJ ne combina un’altra delle sue. Sono le finali contro Utah. Manca poco alla fine. 40 secondi circa. Utah è avanti di 3 punti. Palla a Jordan. Terzo tempo elementare. Utah sta a guardare. Canestro. 37 secondi al termine. Utah avanti di un punto. Utah in attacco. Jordan, a 20 secondi dalla fine, ruba la palla all’attaccante di Utah, si impossessa di pallone e gioco, avanza, si ferma sulla linea dei 3 punti dell’area di Utah, poi, a 8 secondi dal fischio finale, parte in accelerazione verso il canestro, sulla linea della lunetta esterna finta, si arresta, e gira a sinistra, l’avversario disorientato cade a terra senza che nessuno lo tocchi, adesso MJ è libero, davanti a sé ha il vuoto, palleggia una volta, poi arresto e tiro in elevazione. Canestro. Chicago 87. Utah 86. Vincerà Chicago. È il 6° titolo NBA dei Bulls. È la Storia con la S maiuscola. È l’emozione. È la pelle d’oca. È la conferma, assoluta, di un campione. Di un dominatore. Del più grande di sempre. Phil Jackson, l’allenatore dei Bulls all’epoca, disse che la grandezza di “quel” Michael fu dimenticarsi che era una “star planetaria” mettendosi al servizio della squadra, con immensa umiltà.
Gli crediamo. I campioni, quelli veri, sono fatti così. Michael Jordan è nato a Brooklyn nel 1963. Il 17 febbraio. Auguri, MJ!