Venerdi 9 Dicembre

L’Inter “spendi&spandi”

LaPresse - Spada

Una politica all’insegna del “compra&compra” che non ha dato nessun risultato quella di Mancini e della sua Inter

E se all’Inter ci fosse un male oscuro che nessuno ha il coraggio di scoprire? Ce lo siamo chiesti nel corso del derby disputato ieri dalle squadre milanesi nello stadio di San Siro. Ce lo siamo dovuti chiedere, perché sembrava giunto il momento in cui era diventato impossibile non farlo. La situazione sul tabellone recitava 3-0 a favore della squadra rossonera. 3-0 significa, in linguaggio da stadio, 3 belle pere da portare a casa per i tifosi nerazzurri, con conseguenze tragiche per tutto il resto del campionato, comunque vada.

Lapresse/Spada

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Si sa, un derby può durare tutta una vita. Sul 3-0 per il Milan ci siamo dunque chiesti: ma cosa non funziona in questa Inter? E dalle tribune è parsa emergere una risposta. Una risposta strana. Che all’inizio pareva inverosimile. Ma che più passava il tempo e più diventava credibile. Tale risposta prende spunto dall’esonero di Mazzarri, per andare poi indietro nel tempo nerazzurro e osservare quindi, con un’angolazione differente dal solito, alcune mosse della storia recente dell’Inter.

Si era nel Novembre del 2014, e l’eminenza grigia dell’Internazionale Milano disse: “Mazzarri, esonero inevitabile. Faceva tenerezza. Ho suggerito io Mancini”. E così, improvvisamente, mentre a Walter in panchina era stato impedito ogni acquisto promesso, con il Mancio scelto da Moratti, all’Inter ri-iniziò quel tipo di campagna acquisti basata sullo Spendi&Spandi che tanto piace al figlio di Angelo. E si iniziò da subito.

Podolski, Shaqiri. Fu sempre l’eminenza grigia a commentare così i nuovi arrivati: “Podolski e Shaqiri sono due grandi acquisti, ma il vero trascinatore è Mancini”. Parole che abbinate a quelle di Mancini espresse all’epoca iniziano a tracciare un bel quadro del perché oggi l’Inter è in questa situazione: “Icardi, Guarin e Kovacic sono il futuro della mia squadra”. Beh, che dire? Che cosa aggiungere? Il “presidente milanese” sembrava poter tornare a fare quello che più gli piaceva, spendere. E Mancini aveva ritrovato qualcuno che accontentasse ogni suo capriccio.

Alla fine dell’anno Mancini non raggiunse nessuno degli obiettivi che aveva prefissato al suo arrivo. Ma nessuno gli chiese il conto. Si disse che “quella squadra” era colpa di Mazzarri. Che solo dopo si sarebbe vista la squadra del Mancio. Pronti, via! Ri-aperti i portafogli, ecco l’Inter che compra 9 giocatori nuovi. Roba da rivoluzione. Ma si sa, Mancini è il trascinatore e i vertici che abitano a Milano gli credono: gli danno carta bianca e assegni a volontà per fare acquisti in giro per il mondo. Trascorre così un’estate di sfrenato shopping.

LaPresse/Spada

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Melo, Kondogbia, Jovetic, Montoya, Murillo, Miranda, Perisic, Ljajic, Telles. È un’Inter pirotecnica, si dice. E Mancini ha tutto quello che desidera. Nessuno, come lui. E finalmente arriva l’Inter del Mancio. Ma la squadra, anche se prima in classifica, non ha gioco. Si dice che non è l’Inter di Mancini, e la presidenza che ancora agisce nell’ombra giustifica l’allenatore dicendo che “la mano del Mancio si vedrà fra un po’ di tempo, sono tutti giocatori nuovi”.

A quale altro allenatore sarebbe stato concesso così tanto tempo? A nessuno. Se non fosse che, addirittura, il Mancio chiede altri acquisti. E allora, via con lo Spendi&Spandi. Ecco Eder! E via così. Sereni. A parte i risultati. L’Inter di Mancini pareggia al ‘92 in casa col Carpi che è rimasto in 10 uomini, perde 3-0 con la Juve, perde il derby 3-0. Ma va tutto bene. La colpa è degli arbitri. E degli episodi. Fossimo in una società attenta, sarebbe un attimo fare i conti della serva: quanto ha speso Mancini? E cosa ha ottenuto? Bene. Tanti saluti. Invece nell’Inter Spendi&Spandi si sta già pensando a chi servirà comprare a Giugno.

 LaPresse/Valerio Andreani

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Questa Inter sembra una donna capricciosa che butta via quello che ha appena comprato, stancandosi in fretta di tutto e tutti. Kovacic, Icardi, Guarin: bruciati. Telles, Montoya, Kondogbia: serviva davvero spendere per loro? Icardi: era un campione, oggi è in crisi; la colpa di chi è? Al Napoli, tanto per fare un esempio, il presidente ha scelto un allenatore e gli ha detto: questi sono i giocatori, lavora. Al Napoli, un allenatore ha detto: questi sono i giocatori, lavoro. E i risultati sono visibili a tutti. Il Napoli in pochi mesi è diventata squadra forte, rispettata, vincente. L’Inter di Mancini e Moratti, invece, è una squadra spendacciona, vanitosa, frivola. Non ha carattere, non ha spina dorsale, non ha gli attributi.

All’Inter si Spende&Spande, senza sapere esattamente perché. Un po’ come si faceva ai tempi di Recoba. Il duo Mancini – Moratti ricorda molto una Milano da bere che non esiste più dagli anni 80. Ma non è più tempo di spendere per il piacere di spendere. Anzi. Occorre fare molta attenzione. Di questi tempi, una politica dirigenziale come questa, potrebbe rivelarsi un errore fatale. Qualcuno svegli Thohir e lo avvisi, prima che sia troppo tardi.