Venerdi 9 Dicembre

Le risate di Walter Mazzarri

LaPresse/Spada

Un giorno in riva al mare in compagnia di Walter Mazzarri

Walter Mazzarri sta ridendo. Alla grande. Ne siamo certi, sicuri, convinti. Il tempo è galantuomo, si dice.
E il tempo aggiusta tutto, tramandavano gli antichi saggi. Così, eccoci qui. Qualche tempo e qualche risultato dopo. Walter, oggi, sorride, con quei suoi occhi affilati e scaltri. Lo immaginiamo, seduto vista mare, magari con un bicchierino di bianco e due frutti di mare posati sul suo tavolino, a godersi la vita e la rivincita.

Spada/LaPresse

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Lo avevano cacciato quasi fosse un brutto male, dal quale si doveva guarire in fretta per non dover perire. 2-2 col Verona. Come era possibile che l’Inter pareggiasse col Verona? Di quale orribile macchia si era sporcata la divisa nerazzurra comandata da Mazzarri? Di quale orrendo delitto si era reso colpevole l’odiato Walter? Occorreva subito correre ai ripari. E sostituirlo. Così pensava e parlava la curva; così pensava e parlava la dirigenza.
Walter ripensa a quei giorni, oggi, mentre sorseggia uno squisito vino in riva al mare, e le sue labbra diventano un dolce sorriso. Lo mandarono via da Milano come si manda via un cane rognoso. Lui aveva chiesto poche e umili cose. In cambio, non aveva avuto né i giocatori sognati, né la fiducia di Moratti, né il sostegno dei tifosi. Chissà perché. Un giorno, forse, ce lo dirà. Per il momento tace, Walter. E ride. Fronte mare.

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Fra il suo abbandono e l’arrivo dell’altro ci sono stati, in mezzo, 17 giocatori. Mica male, riflette Walter, guardando le onde. Mica male per davvero. Brozovic, 8 milioni. Podolski, 0,6 milioni. Santon, 4 milioni. Shaqiri, 0,5 milioni. Jovetic, 17 milioni. Kondogbia, 31 milioni. Ljajic, 1,8 milioni. Melo, 3,7 milioni. Miranda, 15 milioni. Montoya, 1,3 milioni. Murillo, 8 milioni. Perisic, 16 milioni. Telles, 1,3 milioni. Eder, 13 milioni. Non male come spesa, dice fra sé e sé Mazzarri, mentre il vinello gli scalda cuore e cervello. Soldi spesi bene, a guardare i risultati. E qui, a Walter, scappa un sorriso a voce alta. Già, gli è venuto in mente quando Thohir gli parlava di politica di austerità, e dell’intenzione della società di puntare sui giovani come Andreolli e Kovacic. Ride, Walter. E fa bene. È sereno, adesso. Guarda l’orizzonte e si sente quasi felice. Alla fine i conti non tornano nelle casse nerazzurre.

Daniele Badolato / LaPresse

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E la colpa non è di certo sua. Anzi. Anche senza “big” strapagati, Walterino un’idea di gioco e di organizzazione alla sua squadra le aveva date. Compresa quella difesa a 3 tanto discussa e mai amata da San Siro. Lui l’Inter l’aveva lasciata ancora in corsa per la Coppa Italia e per l’Europa League. L’Inter era a 3 punti dalla 5° in classifica quando lui, Walter Mazzarri da San Vincenzo, lasciò Milano. Poi arrivò il “principe del cachemire”, arrivarono gli acquisti indispensabili, arrivò il tifo della Nord. E l’Inter arrivò ottava. E s’era d’estate quando il “salvatore venuto da lontano” dettò i nomi del nuovo corso, della sua Inter. E i milioni sperequati arrivarono col tempo a 100 e più. Sembra di parlar di fantacalcio. E invece è realtà.
Il vino è quasi finito. Il bicchiere vuoto lascia passare il blu del mare attraverso la sua nitida trasparenza.

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Walter assaggia anche l’ultima ostrica. Che buono, il sapore del mare. Vero. Onesto. Sincero. Galantuomo, come il tempo. Mazzarri si alza, paga il conto, e se ne va. Il rumore delle onde lo saluta. Un gabbiano vola in cielo. Alto. Walter, forse, ci pensa. Anche se solo per un attimo. Pensa che forse, se non ci fosse stata tutta quella folle frenesia nerazzurra, oggi potrebbe esserci anche lui, là, in alto, insieme agli altri due allenatori dal forte accento toscano. A dettar legge sulla serie A.