Sabato 3 Dicembre

Italrugby: basta chiacchiere, bisogna vincere

Le troppe volte delle speranze tradite dall’Italia della palla ovale

Ormai possiamo dirlo: i veri eroi del rugby italiano sono quei tifosi che, ancora e nonostante tutto, si siedono allo stadio, o davanti alla tivù, in compagnia della loro birretta fresca, a tifare per la loro Nazionale. I veri eroi sono loro, non i giocatori che scendono in campo. Spiace dirlo, ma la misura è colma. E forse lo era da tempo. Solo che nessuno ha il coraggio di dirlo, portando avanti la teoria dei valorosi nazionali italiani che non conoscono la paura. D’accordo. Non conosceranno la paura, ma nemmeno la vittoria.

BY2Z1902E non si può davvero perdere sempre. Se è vero che occorre affrontare lo sport con spirito decoubertiano (De Coubertin è quel signore che ci ha convinti che nello sport l’importante è partecipare) è anche vero che lo stesso De Coubertin, se avesse seguito le sorti della Nazionale italiana di rugby, dopo un po’ si sarebbe stufato di perdere e di prenderle su tutti i campi in cui si disputano match di palla ovale. Perdere sempre sfinisce e svilisce. Perdere sempre non fa bene alla Nazionale di rugby e non fa bene al rugby nazionale. Perdere sempre non fa bene all’Italia e alla sua immagine nel mondo. Non è possibile perdere sempre. I tifosi, noi compresi, non riescono più a esibire sorrisi e a cantare allegramente in compagnia dei supporters della squadra avversaria. I tifosi vorrebbero, qualche volta, cantare perché sono davvero felici, perché hanno vinto!

BY2Z1871È sempre la stessa storia. Ci si prepara all’incontro con frasi entusiastiche e desideri di trionfo. Ci si prepara all’evento con statistiche bugiarde e novità beneaguranti. E tutto sembra bellissimo. I colori. I volti. Gli spalti. I cori. Gli inni. Peccato che poi si debba anche giocare. Peccato che poi si debba sempre dire “no, così no”. Peccato che poi i risultati siano sempre “a sfavore” e quasi sempre “troppo a sfavore” della nostra Nazionale. Cosa ci sia che non va non lo sappiamo. O forse lo sappiamo ma non è questo il territorio in cui fare e disfare analisi tecnico-tattiche. Quel che risulta difficile da digerire è la birretta del terzo tempo. Vorremmo giocarci meglio il primo e il secondo, per poi dissetarci serenamente nel terzo. Invece così la birra del terzo tempo ha sempre un sapore dannatamente amaro.

BY2Z2130Che succeda come contro la Francia o che si assista a quel che è successo contro l’Inghilterra, il risultato per gli azzurri del rugby è sempre lo stesso. E va bene la sportività. Va bene essere dei galantuomini. Va bene dimostrare agli altri sport la civiltà del tifoso del rugby. Ma qualche volta vincere farebbe bene al cuore, all’animo e anche al gusto della birra del terzo tempo. Prima del fischio d’inizio i tifosi si illudono sempre: è un’Italia che ha fame, che ha voglia, che ha orgoglio, che vuol far sognare, che vuole battagliare. Risultato finale: Italia 9 – Inghilterra 40. E lo stadio Olimpico deluso. Una volta di più. E il tifoso a casa, davanti alla tivù, schiantato per l’ennesima volta sul suo divano, incredulo che anche stavolta sia andata male. Anzi, peggio. Ma come è possibile? Perché? Come mai, cara Italia del Rugby, non vinci mai? Sembrano e sono tutti più forti di noi. E la cosa, francamente, non ci sembra possibile. Da Italiani abbiamo vinto e vinciamo nel basket, nella pallanuoto, nel motociclismo, nel tennis, nella pallavolo, nel calcio. Come è possibile che solo nella palla ovale noi italiani non si riesca mai a vincere? Forse è giunto il momento di togliere quel velo che protegge verità indiscutibili da troppo tempo. Forse è arrivato davvero il momento di fare “tabula ovale rasa”.