Sabato 10 Dicembre

Dagli albori portoghesi alla consacrazione “blanca”: buon compleanno CR7

LaPresse/EFE

Oggi Cristiano Ronaldo compie 31 anni, buon compleanno al fenomeno del Real Madrid

L’inizio non fu dei più semplici. Portava sulle spalle il nome del più forte giocatore al mondo, quel Ronaldo pelato e coi dentoni che aveva scioccato il pubblico calcistico di tutto il mondo con le sue finte, le sue accelerazioni, i suoi gol.

ronaldo-inter Poi, col tempo, complici alcuni brutti infortuni, il comportamento non proprio da professionista, e quel mondiale di Francia in cui ancora nessuno sa bene cosa gli successe (ricordate la sua patetica discesa dalla scaletta dell’aereo?), il “fenomeno” abdicò, il suo posto si rese disponibile, e fu lui, Cristiano, a diventare, per tutti, Ronaldo. Cristiano, in seguito, per liberarsi per sempre dal fantasma del fenomeno, diventò marchio di sé stesso, inventando il suo stesso soprannome: CR7. Cristiano Ronaldo, CR7: sempre belloccio, sempre tirato a lucido, sempre attento alle pose da assumere di fronte ai fotografi.

 LaPresse/PA

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E sempre lo stesso tipo di esultanza quando segna un gol, perché anche l’esultanza può diventare “soldo”, se ci sai fare. CR7: troppo pettinato per essere vero, troppo pulito per essere un calciatore, troppo irreprensibile per essere geniale. E troppo ricco per essere simpatico. E troppo vincente per essere amato. Folgorante carriera la sua, a pensarci. E inusuale, perché, fondamentalmente, fedele. Nella sua vita, si possono rivedere le sue immagini da calciatore con sole 3 maglie: Sporting (agli albori), Manchester UTD (l’esplosione), Real Madrid (la conferma definitiva). Rispetto alle mille e più banderuole che girano il mondo di squadra in squadra cambiando maglia come cambiano l’intimo, CR7 appare in questi anni come un “monogamo a tempo determinato”.

Zuma press/LaPresse

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Quando Ferguson lo vide, nel 2002, non ebbe dubbi e lo volle con lui. E non se ne pentì mai, se è vero, come è vero, che ancora oggi dice: “Cristiano Ronaldo è stato il giocatore di maggior talento che io abbia mai allenato”. Detto da uno che prese a scarpate Beckham, è un gran bel complimento. Con Ferguson al Manchester UTD, Cristiano Ronaldo diventò grande, in tutti i sensi. Arrivò giovane promessa, si trasformò in campione vero. Lasciò da parte protagonismi personali per badare al sodo: gioco e gol. E il lavoro di quei duri anni portò i suoi meravigliosi frutti. Un contratto da infarto con i “blancos”, e infiniti contratti (sempre da infarto) con vari sponsor di prodotti vari. Ecco servito il CR7 di oggi. Perché oggi CR7 non è più solo un giocatore di calcio: è una holding, una multinazionale, una macchina da soldi. CR7 è un impero: solido. Il bel ragazzo, il calciatore perfetto, l’uomo d’affari vincente, il brand riconosciuto ovunque: CR7. Sembra una favola. E invece è realtà. Anche se… Volendo essere “cattivi” e “invidiosi” di così tanta “fortuna”, a voler guardar bene, una piccola macchia nella vita di Cristiano c’è.

Lapresse/PA

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È qualcosa che lo fa soffrire. Ne siamo sicuri. Una piccola grande cosa. Una pulce. Diciamola tutta: se non ci fosse quella maledetta pulce a dargli fastidio, CR7 sarebbe sicuramente l’uomo più felice del mondo, il giocatore più forte del mondo e uno dei 3 marchi più famosi dell’intero pianeta. Ma il destino, a volte è crudele. E così, per divertimento, il crudele destino ha messo un Messi sulla strada di Cristiano. Come a dire: anche a chi sembra avere tutto, la felicità “assoluta e piena” può essere negata da una semplice pulce. Una pulce blaugrana, nel caso di CR7. Una PulceLeo, fastidiosa, perdipiù, perché punta di diamante della squadra acerrima rivale delle camisete blanche di CR7: il Barca! È proprio vero: la felicità non è di questo mondo. O forse sì. Basta accontentarsi. Vero Cristiano?