Giovedi 8 Dicembre

Ciclismo, doping tecnologico: l’UEC chiede controlli più frequenti

LaPresse/EFE

L’Unione europea del ciclismo chiede controlli più frequenti e severi per evitare casi di doping tecnologico

La scoperta di un motorino elettrico nella bici di una atleta agli ultimi mondiali di ciclocross ha creato tanto scalpore nel mondo del ciclismo. A questo si è unito un caso sospetto alla Vuelta Valenciana, che ha messo in dubbio la “pulizia” di una bici la cui ruota continuava a girare anche dopo la caduta del suo corridore. L’Unione Europea del ciclismo chiede quindi controlli più frequenti e severi sulle bici per evitare questo scandalo del doping tecnologico. L’UEC in un comunicato ha definito lo scandalo un “evento drammatico per il nostro sport, perché sferra un colpo durissimo alla credibilità del ciclismo e ci ricorda, se ancora ce ne fosse bisogno, che gli organi dirigenti devono restare vigili per combattere qualsiasi forma di frode, sia essa chimica o tecnologica“. “Devono essere intransigenti rispetto agli interessi del ciclismo. Quanto emerso il 30 gennaio deve suscitare reazioni molto forti, efficaci, rapide, di tutta la famiglia del ciclismo e degli organi dirigenti”. “Per questo motivo, e poiché l’atleta incriminato è la campionessa d’Europa women youth di ciclocross, considerando l’enorme danno che questa vicenda arreca al ciclismo in generale e al ciclismo europeo in particolare, l’Unione ha deciso di avviare le opportune pratiche presso un consiglio specializzato affinché sia studiata ogni possibile azione giudiziaria per chiedere un indennizzo”, si legge ancora nel comunicato. “Se l’atleta dovrà certamente rispondere dell’infrazione constatata dinnanzi agli organi disciplinari dell’Uci, l’azione avrà come obiettivo aggiornare il processo utilizzato per arrivare a costituire questa frode, i mezzi necessari e stabilire le complicità per l’infrazione“, continua la nota dell’Unione europea del ciclismo.