Mercoledi 7 Dicembre

Che fine hanno fatto le vuvuzelas?

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Che fine ha fatto il simbolo del Mondiale di Calcio SudAfricano, la mitica “vuvuzela?”

Che fine hanno fatto le Vuvuzelas? Perché sono sparite dalla circolazione? Perché non possiamo più godere di quel meraviglioso suono? Perché gli stadi sono oggi così silenziosi e tristi? Perché nessuno ha importato in Italia questo magnifico strumento musicale? Perché questa fantastica idea non rallegra le domeniche dei tifosi italiani?

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Perché le vuvuzelas non sono diventate le nuove proposte di merchandising delle mille e più bancarelle che stazionano fuori dagli stadi italiani? Viva la vuvuzela!!! Che meraviglioso oggetto, la vuvuzela! Trombetta colorata. Anzi, trombona colorata che ha fatto la sua comparsa durante i mondiali svoltisi in Sud Africa! Prima, onestamente, non se ne era mai sentito parlare. Né suonare! Ma ve le ricordate? Che bellezza! 60 o 70 centimetri circa di plastica colorata: gialla, verde, rossa. Addirittura i modelli più chic si permettevano azzardate striature di colore! Il miracolo della vuvuzela! Sì, perché di vero miracolo si trattava. La vuvuzela, infatti, aveva la caratteristica di non smettere MAI di suonare. MAI. Nel corso di quel mondiale di calcio, all’inizio in tanti si chiesero cosa fosse quello strano effetto sonoro. Si pensava a un disco, a dei rumori tipici dell’entroterra sudafricano, a delle musiche più o meno tribali. Qualcuno sosteneva addirittura che si trattasse di suoni preistorici che arrivavano direttamente dal centro del pianeta. Ma nessuna risposta soddisfaceva l’enorme e crescente curiosità. Finchè, un bel giorno, si sparse la verità: si trattava delle vuvuzelas! E tutti a chiedersi: ma che cazzo sono ‘ste vuvuzelas? Ebbene, eccole qui!

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Pura plasticaccia a forma di trombetta allungata e atta a emettere suoni mai uditi prima dall’orecchio umano.
O, come recita la dotta wikipedia: “la vuvuzela, chiamata anche lepatata (inlingua tswana), è una trombetta ad aria, solitamente di plastica, lunga circa 65 cm, brevettata da Neil Van Schalkwy”. Stupisce che ci sia stato qualcuno che abbia avuto il coraggio di progettare un tale strumento di tortura. Ma tant’è. Era il 2010 quando le vuvuzelas si impadronirono degli stadi del Mondiale violentando acusticamente gli spettatori presenti e non suonanti. Fu un vero massacro. Parecchi spettatori, ignari dell’esistenza delle malefiche trombette, abbandonarono anzitempo gli stadi, rinunciando così alle partite delle loro nazionali per le quali avevano speso i soldi dei biglietti, anche aerei.

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La vuvuzela fu l’icona del mondiale sudafricano del 2010. Icona formale e funzionale. Icona plastica e sonora. Icona apparsa e scomparsa; in fretta. Il frastuono delle vuvuzelas ha fatto da sfondo alle telecronache delle partite di quel mondiale, accompagnando in maniera fastidiosa le voci dei giornalisti sportivi che dovevano commentare per il pubblico a casa quanto avveniva in campo. Le vuvuzelas hanno colorato le inquadrature degli spalti del Mondiale 2010. Le vuvuzelas avevano ampiamente rotti i margini e gli argini della sopportazione umana. Forse per questo si sono, giustamente, darwinianamente, estinte.
Con grande sollievo di tutti.