Venerdi 9 Dicembre

Addii amari, quando essere un grande campione non basta

LaPresse/Jonathan Moscrop

Quando non basta essere grandi campioni per avere diritto a un grande addio

Certi amori non finiscono, dice Antonello Venditti. Fanno dei giri immensi, e poi ritornano. Fosse vero!

LaPresse/Marco Alpozzi

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Almeno così viene da pensare quando si parla di grandi amori calcistici. O, ancor meglio, di grandi amori fra grandi campioni e grandi squadre. Recentemente lo sfogo di Francesco Totti al Tiggì Nazionale per cercare di salvaguardare la sua zona di rispetto, guadagnata, almeno così pensa il capitano, con anni e anni di onorata carriera trascorsa sempre con la stessa maglia addosso, sui campi da calcio di tutto il mondo, ha riaperto il triste capitolo degli “Amari Addii” nel calcio. Totti si considera una bandiera della Roma. Totti si considera “la Roma”. Totti si considera Roma. Il problema è che il calcio è cambiato, e che le bandiere non interessano più a nessuno. O quasi. Questo sembra emergere dalla scaramuccia Totti-Spalletti-Roma. La società, in mano a mani straniere, sta “ponziopilatamente” alla finestra, lavandosi accuratamente mani, faccia e tutto il resto.

totti5Il risultato è un colloquio fra sordi in cui l’idolo-icona della Roma Calcio, che si aspettava i complimenti e un grazie, oltre a un posto-seduto in società, viene serenamente ignorato. Provocando nel Totti “uomo-fedele alla maglia”, un tracollo di bile difficile da curare. Totti sembra dire a sé stesso e agli altri che lo ascoltano: “Sono stato sempre fedele alla Roma, sono sempre stato il Capitano, ci ho sempre messo la faccia, ho detto NO a squadre blasonate per rimanere a Roma, e quello che ricevo in cambio, adesso che non sono più “giovanissimo”, è soltanto un bel “non ci servi più?” Forse qualcosa non torna, nel cuore giallorosso di Francesco Totti, romanista sin dai tempi delle giovanili, 1989. Dicesi “riconoscenza?”

LaPresse/Daniele Bottallo

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Ma Totti non è il solo ad aver ricevuto un freddo benservito dalla società a cui aveva dedicato una vita sportiva intera. Cosa dire del caso Del Piero? Alla Juve Del Piero era un mito. Un eroe. Un campione in campo e fuori dal campo. Un genio dalle magiche giocate e dal comportamento sempre e comunque corretto. Dopo Scirea, pensiamo, uno dei più corretti calciatori della storia della compagine bianconera. Eppure. Eppure tutto questo non bastò a Del Piero per avere diritto a un saluto societario degno del suo profilo di sportivo. Andò più o meno così: a margine di una Assemblea dei Soci, Andrea Agnelli omaggiò Del Piero dicendo che lo ringraziava per il suo lavoro, annunciando però, contemporaneamente, che “questa sarà la sua ultima stagione in bianconero”. Un colpo di spada. Una chiusura senza possibilità di smentita. Un gelido addio. Dunque davvero la favola di

LaPresse/Daniele Badolato

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Alex alla Juve finiva così? Sì. Andò esattamente così. Con una comunicazione “a margine”. Come ci rimase Del Piero? Facile immaginarlo. Ma gli esempi di Amari Addii non sono certo finiti qui. Un altro addio amaro ebbe luogo a San Siro, sponda rossonera. In un giorno che doveva essere di festa. Paolo Maldini, rossonero da sempre e per sempre, dava il suo addio al calcio giocato nel suo amato stadio, dove aveva corso tanti chilometri e lottato su mille e più palloni, indossando con orgoglio la maglia a strisce rossonere. C’era il sole. E Paolo era pronto a festeggiare. Con i suoi tifosi. A San Siro. Davanti alla sua famiglia. Peccato che la festa non ci fu. Venne rovinata proprio dalla curva sud, la curva dei tifosi rossoneri. Furono esposti in curva striscioni contro Maldini, e i cori che provennero quel giorno dalla curva sud non furono certo cori d’amore. Maldini, sorpreso, incazzato, nervoso, disse: “Sono orgoglioso di non essere uno di loro”. Disgustato sempre più, mostrò ai tifosi fischianti il pollice alzato, in segno di ironica approvazione, poi sbottò in un “figli di…“, prontamente ripreso dalle telecamere.

Una volta completato il suo giro d’onore, diventato nel frattempo un calvario, Maldini rifiutò il trionfo che gli volevano tributare i compagni, e se ne andò negli spogliatoi. Quello che se ne andava, a testa bassa, sconfitto dai suoi stessi tifosi, era il grande capitano di un grande Milan. Ma anche in questa occasione, a nulla valse essere stato l’indomito capitano fedele di tante battaglie. La mamma degli stòlidi, si sa, è sempre incinta.