Giovedi 8 Dicembre

Una “razza” nuova per un tennis innovativo: tennisti cangurotti all’Australian Open

LaPresse/Reuters

All’Australian Open 2016 con furore e caldo tutti i tennisti cercheranno di dimostrare quanto valgono, tra questi anche gli sportivi di casa: Kyrgios, Kokkinakis e Tomic

In Australia è estate. E fa caldo. Tanto caldo. A volte si raggiungono i 50°. In Australia, in questi giorni, c’è tanta luce, tanto cielo, tanto colore. Per noi italiani è una cosa strana. Pensare a Gennaio, il primo mese dell’anno, e collegarlo con queste coordinate metereologiche mentre qui viviamo temperature e situazioni molto più vicine al freddo e grande Nord di Jack London, è certamente straniante. Non a caso, l’Australia è anche detta “down-under”, sottosopra. Inutile spiegarne ulteriormente il motivo. Down-Under. Patria degli Open più “felici” del circuito tennistico, dato che qui in Australia i primi ad essere felici sono proprio i tennisti. Arrivano abbronzati, rilassati, motivati, dopo un mese e mezzo di rigenerante pausa. E quando arrivano qui in Australia sono pronti a darsi battaglia, per guadagnare i molti dollari di un ricco montepremi.

Questo “Happy Slam” si è guadagnato nel corso degli anni la giusta dose di libertà e di indipendenza. Libertà che consente ai tennisti di sfoggiare mises coloratissime, indipendenza che consente di non essere “imbalsamati” come Wimbledon, “interrati” come Roland Garros, “rischiosi” come US Open. Qui Roger Federer ha vinto 4 volte. Djokovic 5. Roy Emerson 6; record imbattuto. Qui, in Australia, il tennis è sport popolare, figlio anche di quel Pat Cash che per primo ruppe l’etichetta di Wibledon con i suoi modi e la sua racchetta.

LaPresse/PA Wire

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Eravamo a metà degli anni 80. Di tempo, da allora, ne è passato parecchio. I tennisti partoriti dall’Australia “down-under” che oggi calcano i campi da tennis hanno nomi, attitudini e storie che vale la pena conoscere. Forse. Tre i nomi, su tutti: Nick Kyrgios, Thanasi Kokkinakis, Bernard Tomic.

Nick Kyrgios, un incrocio fra Boateng e McEnroe, uno strano personaggio che vive sempre al limite, provocando, spesso oltremisura, pubblico, rivali, arbitri. 20 anni, un carattere che non teme confronti, alterna giocate da favola a momenti in cui (letteralmente) smette di giocare. Padre greco, madre malese, passaporto australiano. Un puzzle vivente. Come di puzzle si può parlare descrivendo il modo e i colori con cui scende in campo. Assistere a un suo match è sinonimo di emozione. Kyrgios regala. Monologhi. Dialoghi. Colpi meravigliosi. Cambi campo da ricordare. Errori da schiappa. Urla contro gli arbitri. Il menù è completo. Le mezze misure sembrano proprio non esistere per Nick.

LaPresse/Xinhua

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Thanasi Kokkinakis, 19 anni e un padre greco come Kyrgios. Cercando di emulare le gesta del suo amico Nick, è riuscito nella non semplice impresa di andare oltre. Là dove Nick si ferma infatti alle parole, Thanasi è passato ai fatti. Arrivando a fare quasi a botte con Ryan Harrison. Harrison fa il bullo deridendo Thanasi e “crew” (leggi Kyrgios), Thanasi se la prende e finisce a un pelo dagli schiaffi. Ci è voluto un arbitro a fare da calmante. Come su di un ring.

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Bernard Tomic, dal canto suo, cerca di fare il peggio che può. Alternando notti in hotel a base di musica a tutto volume e qualche bottiglia di troppo a litigi e alterchi con le varie polizie locali. Finendo così sulle pagine dei quotidiani e su quelle del web per “coca”, “arresti”, “minorenni”, “festini con belle girls” e “liti col padre”.
Eccola qui, dunque, la nuova razza dei tennisti cangurotti: sfacciata, colorata, accaldata; fatta di tennisti insolenti, provocatori, ribelli. Una razza nuova per un tennis nuovo: Down-Under.