Venerdi 2 Dicembre

Sci: lo sfogo di Giuliano Razzoli dopo l’operazione al ginocchio

Giuliano Razzoli è stato operato con successo. L’azzurro però non apprezza l’esagerazione dei tracciatori che mette a rischio gli sciatori

Brutta caduta per lo sciatore italiano Giuliano Razzoli durante la gara di Coppa del Mondo di sci di ieri a Kitzbuehel. Prima di lui sono stati vittime anche i colleghi Georg Streitberger, Hannes Reichelt e Aksel Lund Svindal. Come Svindal, anche Razzoli è stato operato con successo.

razzoliLo sciatore italiano si è affidato alle mani dei dottori Herbert Schoenhuber e Andrea Panzeri, della Commissione medica Fisi, per la ricostruzione del legamento crociato del ginocchio sinistro nella clinica “La Madonnina” di Milano. Come per il collega norvegese Svindal anche per Razzoli l’attuale stagione sciistica è terminata. L’azzurro potrà tornare in pista solo nella prossima stagione. Oltre l’infortunio, c’è qualcos’altro però che turba Giuliano: Razzoli, in un’intervista a “La Gazzetta dello Sport” si è infatti sfogato sulla difficoltà dello slalom. “C’era quella doppia all’inizio, difficile. Avevo il pettorale 1 (prima gara nel 1° gruppo dopo 5 anni, ndr ), mi mancavano i riferimenti. Sapevo però che era impossibile prendere quella porta se non si andava piano. Ho frenato alla terza, ma lo sci esterno ha preso dentro, ha fatto vincolo e il ginocchio si è girato. Poi sono caduto“, ha raccontato in un primo momento Razzoli. “Quando le condizioni sono queste, lo sci è rischioso e noi paghiamo le conseguenze. Nella discesa ci sono dei responsabili: se hanno deciso che andava interrotta perché troppo pericolosa ci sarà stato un motivo. Alla fine anche noi nello slalom andiamo forte, a 60 all’ora: basta uno sci messo male e succedono queste cose. E’ questione di centimetri, di frazioni di secondo“, ha aggiunto Giuliano. “La tracciatura non ha aiutato. Non erano contenti delle difficoltà, per loro non erano abbastanza. Ma cosa importa, siamo abituati a tutte le situazioni.Ogni tanto i tracciatori fanno i protagonisti (la 1 a manche era stata disegnata dal tecnico della Svezia Andersson, ndr ), invece dovrebbero pensare a noi atleti, non solo allo show. Alla fine non credo proprio sia stata così bella, la prima manche. Se in uno slalom sei costretto a frenare, per entrare in una porta, non capisco dove sia lo spettacolo“, ha concluso lo sciatore italiano.