Lunedi 5 Dicembre

Rugby, George Biagi si riveste d’azzurro: “dopo la delusione mondiale, mi prendo il 6 Nazioni”

LaPresse/PA

La trentenne seconda linea torna in Nazionale da capitano delle Zebre, dopo l’infortunio che gli ha fatto saltare la Coppa del Mondo

Una Coppa del Mondo vista alla tv a causa di un brutto infortunio, la lenta risalita e adesso il ritorno in azzurro da capitano delle Zebre. George Biagi corre e fatica per recuperare il tempo perso e si mette subito a disposizione del ct Brunel.
 LaPresse/ALFREDO FALCONE

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Dal punto di vista personale, sono contento di essere tornato in gruppo, ma non era scontato” confida la trentenne seconda linea azzurra, che prima di tutto analizza l’inizio di stagione della sua squadra di club. “E’ un momento positivo, l’inizio di stagione è stato difficile, ma poi piano piano abbiamo dimostrato di essere in grado di competere con tutti. Abbiamo iniziato male, con 4 sconfitte in Pro12, ma poi sono arrivare le vittorie”. Adesso è tempo di pensare all’Italia, George Biagi non si tira indietro: “certo, non mi piacerebbe prendere 60 punti con la Francia nella prima giornata, anche se mi sacrificherei per poi vincerne un paio. Sarà un torneo duro, come tutti gli anni, con Scozia e Galles che partono favorite: sono quelle arrivate più lontano in Coppa del Mondo. La Francia? Ha un pacchetto di avanti pesanti e di esperienza, la battaglia inizierà da lì come sempre. Con loro nelle ultime due partite abbiamo rimediato delle brutte sconfitte, giocando in maniera molto impacciata. Ci sarà qualcosa da cambiare. Quello che possiamo fare è affrontare una partita per volta – continua George Biagi – rischiare un poco di più ed essere coscienti delle nostre capacità.

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Gli avversari sono molto forti, ma se giochiamo questo Torneo e indossiamo questa maglia significa che possiamo giocarcela con tutte”. La fascia di capitano nelle Zebre pesa, eccome: “è un ruolo molto difficile, per fortuna in squadra ho tanti uomini d’esperienza come Marco Bortolami, Valerio Bernabò e Gonzalo Garcia che sanno cosa significa essere leader, che mi aiutano. E le vittorie mi hanno tolto un po’ di pressione. Ci ho scherzato con Marco, gli ho chiesto ma chi te lo ha fatto fare per tanti anni. È difficile, non ero cosciente dei tanti compiti del ruolo, quando ti ci ritrovi capisci cose che prima magari non potevi percepire”.